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mercoledì, 24 Aprile 2024
  • Ricambi d’auto rubati, tre denunce

    Un “deposito” del valore di circa 1 miliardo delle vecchie lire è stato scoperto nella zona industriale dagli agenti della Polizia, diretti dal vice-questore Sebastiano Coppola. Le verifiche sui pezzi sequestrati hanno rivelato la provenienza: stabilimenti Fiat di Melfi e Pomigliano d’Arco. Salta fuori, così, un nuovo anello della catena che unisce la vasta organizzazione implicata nel traffico di pezzi di ricambio. Potenza-Cava: questa sarebbe la tratta seguita dai camion che trasportano pezzi rubati. Il materiale sequestrato in città era custodito in un ampio capannone, a pochi passi dagli altri stabilimenti industriali ed adibito a deposito di automezzi. Gli agenti del Commissariato, impegnati in speciali servizi disposti per contrastare il fenomeno dei furti e delle ricettazioni di auto ed autocarri, hanno fatto irruzione nel capannone, sequestrando tutto
    il materiale rinvenuto e denunciando per ricettazione il proprietario e due suoi dipendenti. La Polizia ritiene di avere messo le mani su un’organizzazione dedita al furto ed al riciclaggio di auto o di parti di auto in varie zone d’Italia. Gli accertamenti, in particolare l’esame del numero di matricola, hanno evidenziato che si trattava di pezzi di ricambio provenienti dagli stabilimenti Fiat di Melfi e Pomigliamo d’Arco. Stando alle prime ipotesi investigative, i pezzi giungono in città in grossi autocarri e viaggiano camuffati da mezzi per il trasporto di materiale destinato alla vendita, o più semplice al rifornimento. Ad attenderli ci sarebbero alcuni “rivenditori” che operano nel settore del ricambio auto, con a disposizione, dunque, canali privilegiati per piazzare la merce rubata. Ma non solo. Da quanto si apprende, il giro di affari sarebbe molto redditizio e vedrebbe il coinvolgimento di diversi cavesi, anche insospettabili. Tra questi, commercianti, gestori di autofficine e meccanici. Al momento le bocche restano cucite, per non compromettere le indagini attualmente in corso. Infatti, l’inchiesta prosegue e vede la collaborazione della Polizia di Cava de’Tirreni e delle Forze dell’Ordine potentine, che hanno avviato l’operazione. Diversi i punti ancora da chiarire. Secondo gli inquirenti, a far sparire i pezzi di ricambio erano i dipendenti delle ditte che curano logistica e magazzino per gli stabilimenti Fiat (a Melfi è una joint venture Tnt-Arvil). I pezzi più richiesti erano le centraline elettriche. Ma non solo. L’elenco dei ricambi rubati era preciso, così come la geografia dei traffici. Da Melfi – secondo la mappa tracciata dagli inquirenti – ogni mese sparivano pezzi del valore di 1 milione di euro. Da Pomigliano, invece, erano i ricambi della nuova Alfa 159 a finire nelle mani dei trafficanti. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione si avvaleva della complicità degli stessi addetti, che fingevano di consegnare i pezzi alle fabbriche del gruppo torinese, facendo fatture false, e li rivendevano a prezzi stracciati a grossisti o negozianti in tutta Italia.

    Fonte: Il Mattino

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