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giovedì, 18 Aprile 2024
  • Quando la Russia si mette in mostra… si vedono gli italiani

    Il 24 agosto il termometro nella capitale russa segna 24 gradi, il sole splende e per le strade circolano auto degne della miglior capitale europea. No, la calura estiva non ci ha giocato un brutto scherzo, Mosca è veramente una città che merita a pieno titolo di essere menzionata tra le città più evolute. Siamo arrivati in questa città per visitare il MIMS, ovvero il Moscow International Motor Show, che in questo Paese è il massimo dell’avanguardia per ciò che riguarda il settore dell’automobile, una fiera in netta crescita. A dimostrazione del successo di questo evento basterebbe far notare che si é sempre trattato di una manifestazione biennale (intervallata dall’Autosalon), ma che visto il successo dello scorso anno, gli organizzatori hanno deciso di ripetere in via straordinaria per due anni consecutivi.
    Sarebbe però riduttivo limitare l’importanza di questa fiera al solo numero di visitatori. Basta scorrere il catalogo degli espositori per vedere che nella ex-capitale sovietica quest’anno erano presenti ben 54 espositori italiani.
    Torinesi in prima linea
    La più folta schiera è stata senza dubbio quella degli espositori piemontesi, che hanno potuto contare sul supporto di un’organizzazione come il Centro per il Commercio Estero Piemontese (ccep), in collaborazione con la camera di commercio del Piemonte e con il contributo della Comunità europea, riuscendo a convogliare in Russia ben 29 aziende.
    È Linda Negro, responsabile per la trasferta russa, a spiegarci come sia stato possibile un simile sforzo organizzativo: “la nostra realtà è in stretto contatto con le aziende del settore Aftermarket e ci occupiamo da anni di organizzare le trasferte più lontane e quindi maggiormente dispendiose. La forza di un centro no profit come il ccep è di riuscire a spuntare offerte vantaggiose a livello sia economico sia organizzativo; oltre che per gli stand, abbiamo ottenuto un prezzo vantaggioso anche per l’alloggio, mentre grazie a un servizio di navetta garantiamo agli espositori il trasporto direttamente in fiera”. Lo stand del ccep si trova al centro del settore italiano. In questo caso a farsi carico di organizzare un intero settore della fiera dedicato al Made in Italy è invece l’Ice (Istituto per il commercio estero) di Roma.

    La fiera delle vanità
    Per chi è abituato a frequentare i saloni automobilistici europei entrare al MIMS può creare comunque qualche difficoltà di orientamento. Ai russi piacciono gli eccessi e questo salone sicuramente ne è una dimostrazione. Oltre all’alto volume della musica, sia in ogni padiglione sia nelle aree esterne, la coreografia è sicuramente di effetto: ragazze bellissime e poco vestite girano lasciando bigliettini promozionali e pubblicità ovunque e, con cadenzata ma costante frequenza, è possibile assistere a spogliarelli presso gli stand più arditi. Anche le auto sono esagerate: oltre alle ovvie autovetture di serie, che per la prevalenza sono russe e orientali, è possibile ammirare veicoli di derivazione militare e auto elaborate praticamente in ogni angolo della fiera.

    Circolante e modelli
    Ma che auto guida il russo medio e perché questo mercato attrae tanti espositori italiani? La risposta va cercata nella struttura di questo mercato, con alcuni ma fondamentali incisi. Il primo è la distinzione tra Mosca e il resto della Russia. Questo Paese è, da solo, più grande dell’Europa e Mosca, la capitale, sicuramente non è lo specchio della nazione, tuttavia il cambiamento parte da qui, e quindi è importante capire la tendenza dell’intera unione.
    In questa città è possibile assistere a un fenomeno paradossale: la rapidità della crescita economica ha portato molti moscoviti ad avere maggiori disponibilità e chi può acquista auto nuove. Ovviamente si tratta solo di una piccola parte della popolazione e la forbice sociale è ancora molto ampia, cosicché gli altri, i meno abbienti per intenderci, girano con auto di dieci o più anni fa, con il risultato che manca completamente un’intera generazione di auto, cioé circa dal ’90 al 2000.
    Il vero motivo per cui tante aziende vengono a esporre qui è però legato al tipo di auto nuove che i russi comprano. Non si tratta infatti di modelli nuove auto della Lada o della Gaz, principali produttori nazionali, ma di veicoli europei, la cui tecnologia è sicuramente superiore. Talmente superiore che a Mosca capita spesso che un cittadino, a fronte di una spesa di circa 6.000 euro per una utilitaria russa nuova, preferisca acquistarne una europea usata di importazione.
    «Il mercato russo dell’Aftermarket ha tutta una sua filiera con produttori locali, noi ad esempio produciamo cavi candela e solo del nostro prodotto sul territorio russo abbiamo quattro concorrenti – ci spiega Angelo Braia di
    Brecav – il nostro unico vantaggio è che questi competitor sono specializzati solo su auto locali, prodotti che vengono coperti con un numero minimo di codici e una tecnologia decisamente non al passo con i tempi. Chi acquista ad esempio una BMW non può fare a meno di un ricambio evoluto, per questo siamo qui oggi».
    Anche gli altri espositori italiani concordano sull’importanza della tecnologia che i nostri produttori possono offrire, per questo mercato che è in continua crescita e rappresenta sicuramente una opportunità valida.

    Articolo di Tommaso Caravani pubblicato sul sito netcollins.com (ottobre 2005)

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