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sabato, 18 Maggio 2024
  • L’aftermarket indipendente è pronto a raccogliere la sfida del freddo?

    In Italia si stima che di circa 33 milioni di auto circolanti una cifra compresa tra i 15 e i 16 milioni monti un impianto di climatizzazione. Sia esso composto esclusivamente dal condizionatore, sia esso un impianto a controllo elettronico della temperatura, il risultato non cambia: sulle nostre strade circolano quindici/sedici milioni di compressori, filtri disidratatori, condensatori e annessi e connessi: un mercato che il mondo della riparazione indipendente deve per forza tenere in considerazione.

    Un mercato in subbuglio
    Storicamente il mercato dei ricambi per i sistemi di climatizzazione appartiene alle reti di concessionari, vale a dire alle case automobilistiche. Il motivo sostanziale per cui gli utenti si sono sempre rivolti alle officine autorizzate per gli interventi sul condizionatore è legato al fatto che, in Italia, le autovetture con un sistema di climatizzazione appartenevano a due categorie: alla famiglia delle “ammiraglie”, auto, cioè, considerate di alta gamma, che più difficilmente il proprietario affidava a un riparatore indipendente, oppure, a quella delle utilitarie di recente produzione, legate alla garanzia e all’effettuazione dei tagliandi presso le concessionarie.
    Sono almeno due i motivi per cui oggi questo mercato offre agli indipendenti una opportunità storica. Il primo è direttamente collegabile alla direttiva Monti, che ha svincolato l’effettuazione dei tagliandi presso la rete ufficiale della casa. Questo garantisce agli indipendenti la possibilità di intervenire sui filtri abitacolo, su quelli disidratatori e sul refrigerante; cioè tutti gli elementi per i quali è prevista la “manutenzione ordinaria”. Il secondo è, invece, legato al cambiamento, ormai irreversibile, del parco circolante: oggi il condizionatore non è più percepito dagli utenti come un optional, neanche sulle vetture di classe più piccola. Questo fatto fa sì che, secondo le ultime stime, nel 2007 il 18% circa del totale circolante avrà un impianto di climatizzazione con oltre nove anni di vita: un mercato enorme, che tradotto in numeri significherà circa 6 milioni di auto (una stima per difetto, poiché calcolata sul dato poco credibile che tra quasi due anni la dimensione del parco circolante rimanga immutata). Queste vetture sono quelle su cui può puntare il mercato indipendente per la sostituzione di componenti importanti, come il compressore o il condensatore.
    Tralasciando gli scenari futuri, rimane comunque il fatto che, tra le auto nuove, circa l’85% monta un impianto di climatizzazione già alla consegna. Secondo Four Seasons, questo dato si tramuta in una crescita del mercato aftermarket di circa il 25% annuo. Abbiamo detto mercato aftermarket e non mercato indipendente, non a caso. Il dato fornitoci, infatti, si riferisce alla crescita dell’intero comparto, calcolando cioè la crescita sia dell’OES sia dell’IAM; vediamo quindi come attualmente è diviso il mercato e quali sono gli scenari futuri per entrambi.

    La danza della percentuale
    Ai principali produttori che forniscono anche il primo impianto abbiamo provato a chiedere quali siano le percentuali di vendita che in aftermarket sono destinate al mercato OES e quali quelle all’IAM. Il risultato è un dato ballerino, che oscilla vistosamente: Denso destina circa il 45% all’OES e il 55% all’IAM; i ricambi Delphi vanno per il 60% all’OES, mentre il 40% è per gli indipendenti; per Valeo, invece, le case automobilistiche commercializzano a proprio marchio ben il 70% della sua produzione. L’ordine in cui abbiamo dato queste percentuali non è casuale. Le differenze distributive tra i vari produttori sono legate a doppio filo dalla presenza, in primo equipaggiamento, dei prodotti delle aziende stesse. Così Valeo, che in Europa è uno dei principali protagonisti nel primo impianto per quanto riguarda la climatizzazione, ha una notevole richiesta di componenti dalle case.
    Se valutiamo quindi le varie percentuali, senza contare la fornitura di primo impianto e tenendo conto anche di quei produttori che si rivolgono esclusivamente al mercato indipendente, il risultato è che il mercato aftermarket è oggi equamente diviso tra OES e IAM.

    Il futuro in tre mosse
    Nessuno ha una sfera di cristallo, ma sull’andamento futuro di questo mercato si possono fare alcune valutazioni. L’innovazione tecnologica è sempre più spinta e i moderni impianti di climatizzazione integrano oramai componenti meccanici, quali il compressore, i tubi eccetera, con complessi apparati elettronici di controllo. Per questo motivo aziende del calibro di Behr hanno creato alleanze strategiche con partner dall’alto profilo nell’elettronica. È nata così, ad esempio, l’alleanza tra Behr Service ed Hella. Questa joint-venture è un monito per tutti gli operatori del settore indipendente: per intervenire su un impianto di climatizzazione servono competenze specifiche, cioè formazione e informazione. Il rischio altrimenti è quello di fare danni. Secondo Four Seasons, che è un’azienda che non fornisce il primo impianto, i problemi sono principalmente due: in primo luogo la formazione, senza la quale si rischia di danneggiare i componenti utilizzati per la riparazione, in secondo luogo i prezzi al cliente finale. Per fare un esempio, non è un mistero che un compressore del mercato indipendente abbia un prezzo più contenuto di uno marchiato dalla casa automobilistica, eppure l’utente che porta a riparare la propria auto difficilmente godrà di questo vantaggio. Questo perché il ricarico che l’autoriparatore effettua sul ricambio compensa la differenza di prezzo iniziale.
    C’è infine un ultimo elemento che influirà sul mercato della climatizzazione e non solo: i prodotti dell’Estremo Oriente. Quest’ultimo problema è però trasversale in tutti i settori aftermarket e gli effetti sono sempre gli stessi: la qualità dei prodotti orientali a basso costo non è ancora all’altezza di quelli europei. Il risultato è che chi li utilizza rischia di screditare tutta la filiera indipendente. Se, infatti, un automobilista porta a riparare la vettura da un autoriparatore indipendente e dopo pochi chilometri il ricambio si rompe nuovamente, difficilmente questo cliente tornerà in un’officina che non sia autorizzata.
    Per riassumere quindi, si può dire che il futuro del mercato indipendente nel settore della climatizzazione auto dipenderà da tre fattori: formazione, prezzo e concorrenza economica.

    Il grande estinto
    In tutto questo parlare di sostituzioni e mercato c’è però un argomento che non abbiamo ancora affrontato: la quasi definitiva estinzione dell’installazione di condizionatori in post-vendita. La conseguenza diretta della diffusione di serie di questo accessorio ha fatto sì che molti “installatori” vedessero calare drasticamente la quota di vetture loro clienti. Secondo stime sommarie in pochi anni l’istallazione è destinata a sparire del tutto, o meglio, lo è nel settore automotive. Sopravvive, infatti, il mercato dell’aria condizionata per veicoli industriali e commerciali, anche se acquisisce nuove forme e applicazioni. Il declino dell’installazione dei classici “condizionatori” in questi veicoli sarà, infatti, molto più rapido di quanto non lo sia stato per le autovetture. Oggi la maggior parte dei veicoli commerciali e industriali ha, infatti, di serie il climatizzatore, ma c’è un “ma”. Chi utilizza i veicoli commerciali o industriali che siano, per lavoro, spesso è costretto (anche dalla legge) a lunghe soste di riposo. Durante questi periodi è impensabile, per ragioni di inquinamento e costi, tenere il motore sempre acceso per rinfrescare l’abitacolo durante la calura estiva. Sono nati così prodotti alternativi, che grazie alla corrente della batteria riescono a climatizzare la cabina. Autoclima, ad esempio, da molto tempo propone Fresco, che è disponibile in più versioni. Si tratta di un sistema di condizionamento completamente azionato dalla corrente della batteria e la cui installazione richiede pochi minuti. Il futuro dell’istallazione after-sales, insomma, sembra passare da queste nuove tipologie di condizionatori, che non sfruttano la potenza meccanica del motore e sono ecologiche e silenziose.

    Questioni di gas
    Una delle peculiarità dell’impianto di aria condizionata è quella che, indipendentemente dalla costante e continua evoluzione elettronica (che invade la nostra vita in ogni momento), funziona attraverso un ciclo di compressione ed espansione di un gas: durante la compressione il gas si scalda, mentre nella fase espansiva si raffredda. Per migliorare quello che è definito come “salto termico”, cioè la differenza di temperatura tra la fase calda (nel condensatore) e quella fredda (nell’evaporatore), i più importanti centri di ricerca di componentisti e case auto hanno studiato, negli anni, refrigeranti dalle alte prestazioni.
    Il primo, in ordine cronologico, ad avere un utilizzo “di massa” fu il famoso Freon, o meglio l’R12, poi divenuto R124. Questo gas è stato poi giudicato troppo inquinante, in quanto contribuirebbe alla creazione del famigerato effetto serra, che secondo alcuni studiosi porta al riscaldamento generale del globo. Si decise quindi, a livello europeo, di bandirlo e obbligare i produttori a utilizzare l’R134a, che oggi è presente in ogni condizionatore, non solo automobilistico. Anche questo però sembra non essere “perfetto”, anch’esso, infatti, inciderebbe in modo troppo pesante sull’effetto serra e la comunità europea ha quindi preso le dovute decisioni in merito.
    Non è nostra intenzione fare dell’ironia e tralasciando qualsiasi considerazione di carattere politico sul continuo cambiamento dei refrigeranti, il dato certo è che tra il 2017 e il 2018 tutte le vetture di nuova produzione dovranno avere condizionatori caricati con R744 (meglio noto come anidride carbonica o, per chi ama la chimica, CO2) o l’R152a, un nuovo ritrovato che allo stato attuale delle ricerche sembra essere perfettamente compatibile con l’effetto serra.
    Senza aspettare più di dieci anni, però, parlare di refrigeranti è importante. Tenersi aggiornati sulle nuove tendenze rientra nelle opportunità degli autoriparatori indipendenti: alcuni produttori stanno già sperimentando i nuovi sistemi ed entro breve saranno disponibili sul mercato condizionatori a CO2 o a R512a, su cui sarà fondamentale saper operare.

    Articolo di Tommaso Caravani pubblicato sul sito www.netcollins.com (febbraio 2006)

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