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mercoledì, 24 Aprile 2024
  • “Il 70% dei pezzi dai fornitori”: la crisi dell’auto stritola l’indotto

    La crisi stritola l’auto e quello che ora preoccupa è cosa potrebbe succedere nell’indotto del mondo dei motori. Solo per dirne una, è stato calcolato che per ogni posto di lavoro perso da un’industria automobilistica ce ne saranno almeno quattro in aziende fornitrici. “Difficile dare numeri precisi su questo fronte – spiega Massimo Guarini, amministratore delegato della filiale italiana della Bosch, la più grande azienda di componentistica del mondo – ma il rapporto di uno a quattro non è lontano dalla realtà. Oggi l’acquisto di componenti esterne da parte della case automobilistiche arriva al 70% del totale dell’auto. Quindi è chiaro che i problemi di occupazione e di gestione colpiscono soprattutto per le aziende di componentistica”.

    Come vivete quindi questa crisi?

    “Guardi, sappiamo che questa crisi non sarà l’ultima: così come ce ne sono state altre in passato ce ne saranno altre in futuro. Fa parte della logica di mercato. Ma non siamo pessimisti: l’auto ne ha viste di peggiori. Ricorda quella petrolifera degli anni Settanta? Sembrava che le auto dovessero sparire per sempre. Poi…”.





    Ma stavolta non sembra solo un problema dell’auto…

    “E’ vero, ma sa cosa le dico? Che alla fine la storia dei mutui americani è stata un’esperienza estremamente interessante perché, alla base, l’idea di prestare soldi a gente che non ha accesso al normale credito è buona. Ovviamente non è buona tutta la bolla speculativa che si è creata intorno a questo fenomeno. Ma è facile parlare con il senno di poi”.

    E ora cosa resta di questa situazione? Come se ne uscirà?

    “Difficile dirlo, ma una cosa è certa: questa crisi ha una caratteristica strutturale ed è quella legata alle materie prime che scarseggiano. O meglio le materie prime in assoluto sono tante ma diventano poche in rapporto a quante persone le vogliono: la domanda cresce troppo. Quindi questa crisi ha un’aggravante strutturale perché il trend al rialzo della richiesta di materie prima c’è ed è inarrestabile”.

    Chi fa auto e chi fa componentistica quindi è nei guai fino al collo.

    “Deve fare di necessità virtù e quindi fare auto che consumano meno e che inquinano meno. Non solo per i Paesi evoluti, ma anche per quelli di prima motorizzazione. Mi spiego meglio: in Italia spingiamo continuamente la gente a cambiare le auto Euro3 con Euro4, ma il punto è non dimenticare che abbiamo 10 milioni di auto Euro0 che circolano per le strade. E noi dobbiamo spendere la nostra credibilità per fare auto più ecologiche ma altrettanto belle e appetibili”.

    Quindi anche lei fa parte della schiera di sostenitori del concetto che l’auto è sempre un sogno?

    “Non è una schiera: chi contesta le macchine lo fa per snobismo perché fa parte di una piccola minoranza che può fare a meno dell’auto. L’auto per molti è un sogno.
    Io ho in mente l’immagine di un bambinetto del paese del terzo mondo che traina una macchina di latta attaccata a un filo. L’auto resterà il nostro modo di spostarci. Senza l’auto non si fa nulla. E l’auto rimane sempre un oggetto di passione, l’importante è che sia intelligenti”.

    Non è una visione un po’ troppo da sognatori?

    “Assolutamente no. Sa che le dico? Che è bene che l’auto rimanga un sogno perché dà lavoro a un sacco di gente. Piuttosto dobbiamo inserire le auto in un contesto più ecologico. Non dimentichiamo che l’auto sarà forse l’ultimo prodotto ad andare a benzina perché questo carburante racchiude tanta energia in poco peso e quindi si trasporta facilmente. Quindi servirebbe usare meno il petrolio per riscaldera le case e nelle industrie dove è più facile sostituire il petrolio con fonti alternative”.

    Oggi l’auto però ha tanti nemici.

    “Occorre buonsenso, questo accanimento contro l’auto, contro i suoi consumi è controproducente perché il problema è più generale. E soprattutto rischia di coprire problemi più gravi come il disboschimento, giusto per fare un esempio”.

    D’accordo, ma secondo molti analisti americani il mondo dell’auto sta ballando sul Titanic.

    “Gli americani sono gli ultimi a dover parlare: passano da un estremo all’altro. Scoprono sempre tutto in ritardo. E dopo aver invaso il mondo con maxi Suv e avuto sempre motori enormi oggi sono l’unico paese al mondo che possono permettersi dei risparmiare il 30% dell’energia consumata senza modificare lo stile di vita che conducono”.

    A tale proposito, stavolta le auto elettriche arrivano davvero?

    “Si, ma le auto elettriche non aiutano molto il problema ambientale generale, perché il ciclo complessivo di inquinamento alla fine rischia di essere peggiore. Però nelle città sarebbero molto utili per spostare l’inquinamento in zone meno abitate. In ogni caso oggi con le batterie alle ioni di litio per la prima volta è possibile l’auto elettrica, quindi ad arrivare arriva davvero. Il problema è farne un fenomeno di massa, per quello – come del resto è stato per le auto normali – ci vorrà ancora molto tempo”.

    L’auto elettrica potrebbe essere una molla per superare la crisi l’auto?

    “Noi italiani abbiamo inventato l’auto piccola. I tedeschi sono stati motorizzati con il Maggiolino, una macchina grande piena di metallo e con un motore che beveva. Noi dovremmo restare sul nostro modello, le auto piccole, che poi servono al mondo. Guardi il successo della Fiat in Brasile, non è casuale. E più che puntare sulle elettriche per sollevare il mercato punterei sulle piccole che potrebbero sostituire le vecchiue euro 0 che ancora circolano in Italia”.


    Articolo pubblicato sulla Repubblica in data 13/10/08

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