10.9 C
Napoli
giovedì, 18 Aprile 2024
  • Hub Dubai: “petro ricambi” in crescita

    Stimare le opportunità offerte dal mercato ricambi del Dubai, uno degli Emirati che fa parte degli Emirati Arabi Uniti, non è propriamente facile, tanto per l’incertezza e l’eterogeneità dei dati disponibili, quanto per il fatto che il vero business è costituito soprattutto dall’attività di “re-export”, assai favorita dalla posizione strategica che l’emirato occupa all’interno dei paesi del Golfo Persico. Paesi che, a loro volta, non sempre adottano sistemi di rilevazione statistica così precisi e omogenei come quelli utilizzati per esempio in Europa Occidentale. Spesso, inoltre, alcuni di questi stati fungono, a loro volta, da punto di “re-export”, sfruttando anch’essi la propria collocazione regionale, rendendo così ulteriormente difficoltose le stime in questione. Nell’analisi di tale fenomeno occorre quindi seguire, prudenzialmente, un doppio binario: quello diretto, relativo ai dati disponibili inerenti al fenomeno stesso; e quello indiretto, ossia una sorta di “redditometro” applicato all’economia di tutti i paesi del Golfo Persico, per cercare di capire quali sono, almeno per sommi capi, le potenzialità di questo importante mercato regionale.


    I dati ufficiali su import e re-export
    Secondo l’organizzazione Statistic Department of Dubai World, l’attività di import-export del Dubai riguardante l’intero settore automotive (automezzi, ricambi e attrezzature) ammonterà a fine 2007 a circa 15,5 miliardi di dollari, pari a una crescita di quasi il 30% sul 2006. Di tale giro d’affari, poco più della metà riguarderebbe ricambi, componenti, accessori e attrezzature. Conseguentemente, tale business potrebbe essere valutato, a fine 2007, in almeno 7,5-8 miliardi di dollari. Un incremento elevatissimo rispetto ai circa 3,5 miliardi di dollari del 2004.
    Fra i prodotti più commerciati dall’Emirato troviamo batterie, parti di motore, altri ricambi e accessori e pneumatici. I maggiori fornitori di prodotti a più alto contenuto tecnologico sono i paesi sviluppati, mentre i clienti risiedono per lo più nelle aree situate fra Nord Africa e Asia, con un’ovvia maggiore concentrazione del fatturato sulle sponde del Golfo Persico.
    Nel 2005 (vedi tabella 1), secondo il Dubai Ports and Customs, il Dubai ha importato oltre 70 milioni di dollari di batterie, di cui il 53% sono state ri-esportate. Il maggiore fornitore è stata la Corea del Sud, con il 34% dell’export totale, seguita da Indonesia (27%) e Cina (9%). I flussi in uscita sono invece rivolti soprattutto verso Iraq (36%), Iran (9%) e Libia (6%). Le parti relative ai motori (75 milioni di dollari di import, di cui il 55% riesportati) arrivano invece da paesi più avanzati e caratterizzati da tecnologie motoristiche più evolute. Infatti, il 22% del flusso arriva dalla Germania, il 18% dagli Stai Uniti e il 10% dal Giappone. Di tali parti di ricambio, il 22% del flusso in uscita (41,2 milioni di dollari in totale) va in Iran, il 12% in Barhain e l’8% prende la via degli Stati Uniti. Consistente il giro d’affari relativo agli accessori e altre parti automotive, che registra un flusso in entrata di 614 milioni di dollari, di cui l’81% viene riesportato. Giappone e Germania sono i maggiori fornitori, col 33% e il 31% rispettivamente. Seguono a distanza gli USA con l’8%.
    I maggiori importatori di tale tipologia merceologica sono Iran (27%), Russia (8%) e Iraq (7%). Importante anche il giro d’affari relativo ai pneumatici, per un totale di 546 milioni di dollari di importo diviso fra mezzi pesanti e auto. Il flusso in uscita è invece di 316 milioni di dollari. I più importanti fornitori di pneumatici sono Giappone, Cina, India e Indonesia; i migliori clienti sono Iran, Iraq, Libia e Afganistan. Tutte le categorie merceologiche esaminate stanno registrando incrementi annui a due cifre, con punte del 40% per gli accessori e altri ricambi.

    La ricchezza del mercato e il parco circolante
    Tale formidabile incremento di business è stato favorito non poco dal rincaro dei prezzi petroliferi, poichè la più parte dei paesi Opec sono concentrati fra Nord Africa e Medio Oriente (e in particolare nel Golfo Persico), ossia proprio nell’area operativa tipica del Dubai. Più a nord, la concorrenza della Turchia si fa sentire, anche in Asia Centrale, soprattutto nei paesi turcofoni dell’ex Urss, mentre in Africa Orientale le potenzialità sono difficilmente valutabili in modo credibile.
    Le quotazioni del Brent Dated, benchmark di riferimento per i mercati europei, sono infatti salite da una media annuale di 24,4 USD/bbl (dollari al barile) nel 2001 a quota 65,6 USD/bbl nel 2006. Ciò non può non avere rimpinguato considerevolmente le casse dei paesi esportatori di greggio, e tale ricchezza si è fatalmente riversata anche sull’automotive. Del resto, le disponibilità di idrocarburi dell’area sono immense: i sei paesi che sorgono sulle rive del Golfo Persico possiedono 3/5 delle riserve petrolifere mondiali e un po’ meno del 40% di quelle di gas (vedi tabella 2). Si tratta di circa 730 miliardi di barili di greggio e 70 trilioni di metricubi di metano. I più ricchi di petrolio sono Arabia Saudita, Iran e Iraq, mentre per il gas spiccano Iran e Qatar.
    Ricordare e precisare quella che è la principale ricchezza di tali nazioni non è affatto superfluo, poiché tutto ciò che tale area può acquistare sui mercati internazionali dipende, per la più parte da tali risorse, almeno per ora. Anche perché, nonostante tali giacimenti, l’area non è una delle più ricche del mondo, nonostante i forti rincari dei prezzi dei combustibili fossili. Il reddito procapite dell’intera regione è di soli 9.100 USD calcolati a parità di potere d’acquisto (ppa). Tanto per avere un termine di paragone, il valore corrispondente italiano ammonta a circa 29.200 USD/ppa.
    La situazione politica e militare irakena abbassa notevolmente il valore medio in questione, ma anche senza Baghdad, si sale ad appena 11.000 USD/ppa. Ovviamente Emirati Arabi, Kuwait e Qatar sono molto al di sopra della media mondiale, ma rappresentano solo il 4,6% della popolazione regionale di oltre 128 milioni di persone. Inoltre, la crescita demografica particolarmente sostenuta, unita a un tasso di inflazione sebbene moderato, che caratterizza questi paesi, rischiano di limitare i vantaggi sul reddito procapite delle elevate quotazioni petrolifere.
    In ogni modo, il parco circolante di tali paesi rimane mediamente molto al di sotto di quello raggiunto dai paesi più sviluppati. Conseguentemente il tasso potenziale di crescita è assai elevato, ma dipende a sua volta dall’aumento del reddito procapite (vedi tabella 3).
    Infatti, i paesi caratterizzati da redditi procapite più elevati sono anche quelli in cui il tasso di penetrazione dell’auto è maggiore: spicca il Kuwait con 1 auto ogni 2,4 abitanti. Segue il Qatar a quota 3,2, l’Arabia Saudita a 3,8, gli Emirati Arabi Uniti a 4,7 e l’Oman a quota 7. Assai arretrato invece il paese più popolato dell’area, ossia l’Iran, con un auto circolante ogni 117,3 abitanti. L’Iraq è invece a 28,2 e lo Yemen a 26,7. Il totale dei veicoli circolanti nell’area del Golfo, oltre a Yemen e Oman, ammonta a quasi 12 milioni di veicoli, composti in buona parte da SUV e veicoli similari.


    Conclusioni
    Le potenzialità del Dubai quale centro logistico di smistamento di ricambi auto per la zona del Golfo Persico sono nei numeri attuali e nelle loro possibilità di crescita. Queste però sono ancora troppo legate a quelle dei prezzi petroliferi, da cui dipendono fortemente tutte le economie dell’area.
    Sebbene le quotazioni del greggio siano considerevolmente salite da inizio millennio, in termini reali siamo ben lontani dai livelli raggiunti nel 1980. In quell’anno si raggiunse, riportando il valore in dollari al 2005 (USD2005), quota 87,65/bbl. Ma nel 1998 si scese addirittura a 15,71 USD2005/bbl, per poi risalire gradualmente ai livelli attuali.
    Economie legate sostanzialmente a un solo settore costituiscono un rischio non solo per quell’economia, ma anche per il potenziale investitore che vuole scommetterci. Sarebbe dunque necessario verificare quanto di quella diversificazione economica paventata da tutti i governanti dell’area sta per essere implementata. L’esplosione dell’attività di import-export di ricambi e accessori auto del Dubai di questi ultimi tempi, è sicuramente da mettere in relazione coi rincari petroliferi. Se tali rincari dovessero venir meno, è chiaro che, all’attuale stato delle economie circostanti, mancherebbe la principale spinta propulsiva al mercato. Gli Emirati Arabi, in cui è situato il Dubai, è la prima economia Opec ad avere creato una seria politica di diversificazione dal greggio, che sta fortemente interessando anche il settore dei ricambi auto. Le organizzazioni che vogliono operare in quest’area devono servirsi di professionalità caratterizzate da dedizione al lavoro tipicamente occidentali, ma che sappiano altresì calarsi nella particolare cultura locale.
    Inutile nascondersi che devono essere professionalità, adeguatamente retribuite, anche disposte a correre dei rischi. Rischi che non riguardano certo l’emirato del Dubai, in cui è consigliabile operare a livello di quartier generale. Ma riguardano senz’altro i mercati circostanti in cui, inevitabilmente, è necessario recarsi periodicamente per instaurare e verificare l’andamento dei propri affari.


    Articolo di Giovanni Ceccaroni pubblicato su Notiziario Motoristico (giugno 2007)

    ARTICOLI CORRELATI

    Ultime notizie