Lavoro ed Economia

Fattura digitale, c’è l’obbligo delle pmi che operano con la PA

Il 31 marzo è scaduto il termine ultimo per adeguarsi alla fattura digitale. Grandi multinazionali o piccolo commerciante non c'è differenza, chi ha rapporti commerciali con la Pubblica Amministrazione dovrà dotarsi di posta elettronica certificata, firme digitali e un software per archiviare i documenti in modo sicuro. Tutte le fatture indirizzate a soggetti pubblici dovranno passare per un sistema centrale, gestito dall’Agenzia delle Entrate e dalla Ragioneria dello Stato, che la controllerà e validerà, inoltrandola ai singoli enti che potranno respingerla o accettarla e, quindi, pagarla in tempi certi. Un'innovazione che prevede un risparmio di 2 milioni di euro allo Stato. Anche per le due milioni di imprese fornitrici dovrebbe esserci un risparmio calcolato tra i 4 e i 15 euro per ogni fattura elettronica emessa al posto di quella cartacea. Inoltre la fattura digitale permetterà un maggior controllo sull'evasione fiscale con controlli più veloci e meno invasivi.

I vantaggi prospettati sono tantissimi. Ma l'adeguamento alla nuova normativa come al solito è difficile. Le imprese dovranno dotarsi di un software gestionale per produrre il documento nel formato FatturaPa. E devono essere in grado di rispettare l’obbligo di conservazione per 10 anni. Una spesa che si scarica su professionisti e aziende già in difficoltà.    Le pmi iscritte alla Camera di Commercio possono usare gli strumenti messe a disposizione da Infocamere, per tutti gli altri non resta che utilizzare i programmi gratuiti, ma limitati nel tempo, che propongono diversi gestori in rete.

 

Rubrica a cura di www.piueconomia.it

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