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giovedì, 18 Aprile 2024
  • Dopo un quarto di secolo di crescita ancora nuovi orizzonti per il gruppo Sogefi

    Abbiamo ripercorso assieme a Piero Falsina le principali tappe della crescita del gruppo industriale italiano, che da realtà locale si è rapidamente trasformato in una delle più importanti multinazionali per la produzione di componenti per autoveicoli; ma non solo. Abbiamo voluto sapere quale sarà il futuro del gruppo e le prospettive del mercato della produzione e della riparazione di autoveicoli.

    La storia
    Fondata nel 1980, Sogefi ha recentemente festeggiato i suoi primi 25 anni di attività.
    Attraverso una storia di acquisizioni successive ha saputo creare e consolidare un gruppo nei settori della filtrazione e dei componenti elastici per sospensioni che l’ha vista crescere fino a rappresentare uno dei protagonisti nel mondo della componentistica per i propri prodotti.
    Una realtà che oggi fattura oltre 1 miliardo di euro, di cui oltre il 70% verso i costruttori, ed è presente in quattro continenti e 14 paesi, con 50 sedi di cui 41 produttive, Sogefi è diventata una multinazionale, partner dei più grandi costruttori mondiali di veicoli.
    L’intervista
    Cediamo ora la parola a Piero Falsina, che ci illustra brevemente i progetti per il futuro della società e traccia una panoramica sulla situazione attuale dell’aftermarket indipendente in Italia.


    Volevo innanzitutto chiederle qual è stata la sua storia dentro la storia Sogefi.
    Sono entrato nel Gruppo nell’84 nell’area amministrativa. Nel 1991 sono diventato direttore generale della divisione Heavy Duty del gruppo componenti elastici. Nel 2001 sono tornato nella filtrazione da direttore generale della divisione Sogefi Filtration. In collaborazione con altri colleghi del gruppo abbiamo svolto il difficile compito di integrare l’allora Filtrauto, appena acquisita, in Sogefi.
    Due realtà fino ad allora in forte competizione fra di loro che abbiamo integrato anche attuando una riorganizzazione della struttura industriale e societaria per ottimizzare l’efficienza.


    Come valuta oggi il livello di integrazione fra Sogefi e Filtrauto?
    Ritengo che Sogefi abbia saputo gestire molto bene questa integrazione che, seppur complessa, si è realizzata in modo che noi riteniamo estremamente soddisfacente, permettendo al gruppo di avere oggi un assetto unico, coerente con la dinamicità e l’evoluzione del mercato.


    Quali sono i principali sviluppi del gruppo nel prossimo futuro? Sogefi si sente sufficientemente strutturata per un mondo globalizzato?
    Abbiamo iniziato un percorso di internazionalizzazione sin dall’inizio della nostra attività; oggi continuiamo sulla stessa strada, seguendo con attenzione gli sviluppi e le dinamiche sempre più rapide delle case costruttrici.
    Oltre ai nostri siti produttivi in Europa, Sud America e Sud Africa, abbiamo recentemente aperto un ufficio a Mosca, è in avviamento un’attività produttiva a Shanghai, abbiamo forti interessi in India, Turchia e Corea, stiamo sviluppando una linea produttiva dedicata nel mercato nord americano.


    Quali sono le caratteristiche che un costruttore auto richiede a un suo fornitore?
    I costruttori auto ragionano più o meno come tutte le aziende: comprano il prodotto migliore al prezzo migliore. Il prodotto migliore però non si improvvisa; è il risultato di anni di rapporti di partnership, sviluppo e ricerca. Questo genere di collaborazione, una volta instaurata, non è facilmente sostituibile.


    Sogefi ha terminato il suo ciclo di diversificazioni?
    Non è una questione di mia competenza; non è comunque un mistero che ci stiamo guardando intorno per aggiungere una eventuale attività sinergica al nostro gruppo.


    Abbiamo parlato sino a qui di Sogefi, ma lei è anche direttore del settore ricambi del gruppo; quale è la sua opinione su come si sta trasformando il mercato della distribuzione indipendente in Italia?
    Ogni mercato si evolve per trovare la risposta corretta alle proprie esigenze. Il mercato della riparazione indipendente di veicoli in Italia ha risposto adeguatamente per oltre quarant’anni alle esigenze dell’automobilista, che poteva rivolgersi a questo canale con fiducia e risparmio: un modello che ha garantito benessere a tutta la filiera del ricambio. Lo sviluppo però si è intrecciato con una frammentazione via via più spinta che oggi sta indebolendo il sistema. Nella filiera indipendente il prezzo del ricambio dalla produzione alla vendita cambia molto, probabilmente troppo. Oggi questo settore subisce la concorrenza delle case auto attraverso la filiera ben più corta dei concessionari. Se si aggiunge a ciò la capacità di comunicare con gli automobilisti, dove le case auto sono maestre, si capisce il successo delle loro promozioni e della tensione sui prezzi, soprattutto sui prodotti legati alla manutenzione ordinaria del veicolo.


    Secondo lei che cosa ha determinato questa situazione?
    Quello che stiamo vivendo è l’effetto concreto sul mercato del regolamento Monti; l’abbassamento generale dei prezzi della riparazione, in una parola: concorrenza.


    Quindi tutto bene?
    Non esattamente. Se da un lato è sicuramente salutare in un mercato fortemente condizionato dalle case costruttrici, non bisogna trascurare che alcuni presupposti normativi della BER non sono stati rispettati, tradendo così clamorosamente lo spirito e gli obiettivi della legge Monti. Mi riferisco ad esempio alla dichiarazione di originalità dei ricambi.
    La definizione della qualità del ricambio affidata all’autocertificazione di un produttore o importatore “X”, si è trasformata in una dichiarazione molto generica generando delle aree grigie in cui non sempre il livello qualitativo è garantito. Questa situazione danneggia chi come noi investe molto sulla qualità della propria produzione e confonde il mercato sulla qualifica di “originali”. Senza un rigoroso organo di controllo i regolamenti rimangono disattesi nelle parti più squisitamente tecniche.


    Per finire, come vede il futuro della riparazione auto in Italia?
    Non ho la sfera di cristallo, ma intravedo una realtà formata da entità di riparazione multimarca sempre più grandi, che lavorano a 360 gradi sul post-vendita e direttamente con l’automobilista. Saremo pronti a rispondere adeguatamente.


    Articolo di David Giardino pubblicato sul sito www.netcollins.com (ottobre 2006)

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