Interviste

L’auto del domani viaggia su vetture a celle combustibili

DI STEFANO BELFIORE

Quale auto vedremo circolare su strada nel prossimo futuro? Per Carlo Cavicchi (nella foto), direttore Relazioni Esterne di Quattroruote, l’ipotesi più realizzabile, seppur non nel breve periodo, è la car a celle combustibili: in pratica quella a lunga percorrenza e ricarica rapida. “Anche se è ovvio – sottolinea - che le vetture ibride spopoleranno perché i costruttori, per rispettare la normativa stringente sulla CO2, sono costretti a produrle e a venderle”. Partendo da un bilancio sul salone internazionale di Ginevra (in cui, a suo avviso, sono mancate molte novità vere), Cavicchi, già direttore della nota rivista mensile, arriva ad esaminare l’attuale stato di salute che vive il mercato italiano dell’auto. “Il boom delle immatricolazioni – precisa - viene dalle flotte e non dai privati”. E sul segmento dell’usato chiarisce: “Qui non si rivolge soltanto chi ha pochi soldi da spendere. Ma anche chi, a parità di cifra, preferisce un’auto più grossa o più capace di fare status, poco importa se nuova o usata”. Un’ultima riflessione cade su Apple, pronta a concepire una vettura a guida autonoma. “La disponibilità di capitali – spiega in proposito Cavicchi – sicuramente rappresenta un vantaggio. Ma gran parte del successo dipenderà dagli sviluppi della rete sulla viabilità mondiale”.
 

Direttore, partiamo dal salone dell’auto di Ginevra di recente conclusosi. In proposito, un suo tweet dice “Da quando vado al Salone di Ginevra (1986) questa è l'edizione più povera di novità. L'orgia del prodotto s'è presa una pausa. Forse era ora”. Cosa è che manca quest’anno?

Sono mancate molte novità vere, al di là delle supercar e dei concept. Ma eravamo abituati bene e la differenza si è vista. Oggi i costruttori hanno rallentato un po’ e per capirlo bisogna pensare che le auto di oggi nascono almeno tre o più anni fa, quindi in piena crisi economica, mentre tutte quelle che si vedevano nelle passate edizioni erano state programmate pre-crisi o quando ancora si pensava a una crisi passeggera.
 

L’expo svizzero ha acceso i riflettori sulle car ecofriendly, quelle a propulsione alternative. Come le elettriche. I costruttori spingono su questi modelli. Ma l’Italia sembrerebbe arrancare sul terreno delle infrastrutture adeguate. In pratica poche colonnine di ricarica e tempi elefantiaci per la costruzione di nuove. A suo avviso come si sblocca questa situazione?

In tutta onestà mi è parso più un salone dell’auto ibrida o, in prospettiva, delle fuell cell, piuttosto che delle auto elettriche pure. Quell’illusione appartiene più ai saloni tra il 2009 e il 2011, quando passare alle auto elettriche sembrava dietro l’angolo. Il cambiamento non sarà facile e soprattutto non sarà a breve. E non soltanto per il problema delle infrastrutture. Oggi è un problema ricaricare per chi sta in condominio, per chi non ha un posto auto, per chi non riesce a tenere libere le zone di ricarica in un Paese dove gli indisciplinati occupano anche le piazzole dei portatori di handicap. In tutta onestà vedo, seppur non a breve, più facile l’arrivo delle vetture a celle combustibili (lunga percorrenza e ricarica rapida), mentre è ovvio che le vetture ibride spopoleranno perché i costruttori, per rispettare la normativa stringente sulla CO2, sono costretti a produrle e a venderle.

 

Esaminiamo ora lo stato di salute che vive il mercato nazionale dell’auto. L’ultimo report dell’Anfia indica un aumento delle immatricolazioni del 13,2 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E’ la luce in fondo al tunnel della crisi?

Non è la luce, ma un’inversione di tendenza. Benedetta, peraltro. Il nostro parco circolante è vecchio ed è vecchio soprattutto quello delle flotte che da un ricambio abituale su base 3 anni è arrivato a 5 o 6 che sono troppi. Infatti il boom è venuto dalle flotte e non dalle immatricolazioni dei privati che proprio in febbraio hanno toccato la penetrazione del 57 per cento che è la più bassa di sempre


Di contro, risale anche il mercato dell’usato nell’ultimo periodo. Segno di un potere reddituale ancora non esaltante. Che ne pensa a riguardo?

Penso che il mercato dell’usato si alimenta da quello del nuovo. Se si comprano più auto nuove, più vetture usate arrivano sul mercato e in parallelo cresce l’offerta. E’ sempre stato così. Al mercato dell’usato, comunque, non si rivolge soltanto chi ha pochi soldi da spendere, ma anche chi, a parità di cifra, preferisce un’auto più grossa o più capace di fare status, poco importa se nuova o usata.
 

Un’ultima sua opinione la vogliamo su Apple. La casa di Cupertino è pronta, come sa, a lanciare una car a guida autonoma ed elettrica. Che ne pensa? Gli storici brand d’auto devono ora conteggiare un nuovo competitor nel mercato?

Google, Apple e pure i cinesi di Leshi (azienda che si occupa di internet e tecnologia applicata per l’informazione) si stanno buttando sul business dell’auto perché sono i soli ad avere grandi capitali a disposizione. La loro forza sta nei soldi, quelli che ha avuto (e un giorno sarà interessante capire come e perché) anche la Tesla. Molto del successo di questi nuovi protagonisti, tutti concentrati sull’auto a guida autonoma, dipenderà dagli sviluppi della rete sulla viabilità mondiale. Si parla sempre di veicoli che danno il meglio quando possono ricevere in tempo reale un numero esagerato di informazioni. E se è sicuro che in certe aree del pianeta questo accadrà, molto più difficile immaginarseli nel breve o medio periodo come protagonisti mondiali del settore.

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