Interviste

Auto: player globali per vincere le sfide del mercato

DI STEFANO BELFIORE

Oggi nel mercato bisogna essere player globali per generare plus competitivi. Regola più che mai necessaria nel settore auto dove alleanze e parntership strategiche risultano elementi essenziali per affrontare e vincere le sfide presenti nello specifico comparto produttivo. Ad indicarne la strada è Vincenzo Borgomeo (nella foto), giornalista de “ La Repubblica” come responsabile del settore motori. Grande appassionato e profondo esperto di auto, Borgomeo, in un’intervista ad Inforicambi, fa una lucida analisi sullo stato di salute che vive l’universo nazionale delle quattroruote. Suggerisce necessarie economie di scala “senza cui – dice - ormai non si va da nessuna parte”. E punta sulla sicurezza stradale i cui livelli vanno innalzati con il rigido rispetto delle regole e l’ausilio della tecnologia a bordo delle vetture.
 

Come si chiude il 2013 per il settore italiano dell’auto?

Male, anzi malissimo.  Molti si sono cullati sul fatto che a dicembre dopo 42 cali mensili dagli ultimi incentivi del 2010, le immatricolazioni di nuove auto sono cresciute dell'1,4 per cento attestandosi a 88.705 unità, contro le 87.480 di un anno fa. Una pia illusione perché il bilancio 2013 rimane disastroso, con vendite di appena 1.303.534 unità, in calo del 7,1 per cento rispetto alle 1.403.010 del 2012. Record negativi su record negativi, non dimentichiamolo.
 

Che prospettive, immagina, possa avere il comparto nazionale delle quattroruote per il 2014?

Poche, l'Italia ormai è un mercato subalterno. Costruire auto specifiche per il nostro mercato non ha senso. I costruttori devono guardare ad altri mercati. E fare quel che si può in un Paese ininfluente dal punto di vista delle vendite come il nostro.
 

Il nuovo anno si apre con un’importante alleanza transatlantica: l’acquisizione di Chrysler da parte di Fiat. A suo avviso, questo matrimonio fra i due Gruppi industriali che impatto apporterà al Lingotto in termini di crescita del business?

Si, una crescita enorme. Non dimentichiamo che Fiat è riuscita dove pochi anni fa il colosso Daimler Benz ha fallito. E che ora Fiat riesce ad uscire dal "ghetto" del mercato italiano, una svolta vera. In un mercato dell'auto che si fa sempre più globalizzato, la fusione o la piena integrazione operativa tra costruttori - strada scelta da Fiat con Chrysler o da Renault con Nissan - è l'unica ricetta per vincere la sfida. Senza le necessarie economie di scala ormai non si va da nessuna parte. Occorre essere player globali - come fa Fiat-Chrysler - per competere con colossi come Gm, Toyota, Volkswagen, Renault-Nissan, Hyundai-Kia. E' l'unica strada.
 

Guardando al vettore innovazione, la car del futuro sarà sempre più dotata di una tecnologia in grado di aiutare il conducente in tutte le sue operazioni di guida, aumentando dunque i livelli di sicurezza quando si è in auto. Dal 2050, secondo IHS Automotive, circoleranno nel mondo solo self-driving car. Lo vede un obiettivo traguardabile?

Forse. Il punto non è tanto questo, ma capire che oggi nel mondo muoiono 1.3 milioni di persone l'anno per incidenti stradali. E che se continuiamo a fare quello che facciamo oggi per la sicurezza stradale nel 2020 i morti per incidenti stradali saranno 2 milioni. L'Onu vuole cambiare rotta e arrivare ad un milione di morti l'anno entro il 2020. Quindi le strade della totale automazione e del ferreo rispetto delle regole sono obbligate. La self driving car forse non ce la farà ma molte delle sue tecnologie sono già applicate oggi. E’ questa la vera svolta.

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