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domenica, 14 Luglio 2024
  • Ma i ricambi auto che fine fanno?

    Sicurezza e corretto smaltimento per i ricambi auto. Il problema relativo al ciclo della componentistica dei veicoli è stato sollevato dall’Adiconsum, l’associazione per la difesa dei consumatori che ha denunciato i possibili danni che la "deregulation" del settore può provocare in termini si sicurezza stradale e di inquinamento.

    Secondo Paolo Landi, segretario generale Adiconsum: "I ricambi e i materiali di consumo per la manutenzione dell’auto (filtri, lubrificanti, batterie, pneumatici) si possono trovare presso i punti vendita della grande distribuzione, a prezzi apparentemente allettanti, ma senza nessuna reale garanzia sulla loro conformità alle prescrizioni del costruttore dell’auto".
    E non è tutto: "Peccato – continua Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum – che questi articoli, altamente inquinanti, siano soggetti a regole di smaltimento obbligatorio, per soddisfare le quali gli operatori del settore pagano giustamente un contributo significativo".

    L’associazione chiede quindi al Governo un intervento serio sul piano legislativo, affinché anche chi vende liberamente al consumatore sia soggetto al controllo dello smaltimento e la sorveglianza sullo smaltimento selvaggio sia intensificata.
    Il giro d’affari generato da questo nuovo canale di vendita fa indubbiamente gola a molte catene di negozi della grande distribuzione (ma pneumatici e lubrificanti stanno sbarcando anche nei piccoli supermercati…), ma questo però, secondo l’associazione, deve avvenire nel rispetto della sicurezza e della salute della collettività, evitando i falsi risparmi del "fai da te" che, se non regolamentati, possono produrre solo danni.

    Inoltre Adiconsum è necessario mettere sotto controllo la fornitura di ricambi usati, provenienti cioè da revisione o rettifica di parti sostituite oppure dalla demolizione di veicoli incidentati o vetusti.
    L’associazione conclude il suo intervento chiedendo l’introduzione dell’obbligo dell’etichettatura di questi ricambi, che contenga, oltre alla descrizione, il numero di matricola del componente, il veicolo di provenienza (identificato dal numero di telaio e dall’anno di produzione), insieme all’attestato di collaudo del pezzo medesimo (chi ha collaudato, in che data, e con quali attrezzature e sulla base di quali specifiche funzionali).

    Un provvedimento che, indubbiamente, farebbe lievitare i costi di questi ricambi ma che contribuirebbe ad innalzare la sicurezza degli stessi

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