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domenica, 14 Luglio 2024
  • L’auto come la carta – Parola d’ordine riciclare

    L’automobile? E’ come la carta. Riciclata. Tutto si trasforma nulla, o quasi, si distrugge: dai paraurti alle porte, alle parti meccaniche del motore, agli impianti elettrici, ai catalizzatori e perfino i tappetini: ogni minuto negli Stati Uniti – secondo i calcoli del American Iron and Steel Institute – sono riciclate ventisei vetture, e tutto l’acciaio che viene estratto servirà a produrne 13 milioni di nuove.

    Cifre impressionanti snocciolate con precisione in un rapporto della Auto Alliance, l’associazione dei produttori americani, che sottolinea come “l’auto sia oggi il prodotto più riciclato del mondo”. Addirittura più del vetro, più della carta e dell’alluminio. Un’industria da 25 miliardi di dollari l’anno, stando ai calcoli della Associazione di categoria dei “recyclers”, che da lavoro solo negli Usa a 46.000 persone.

    Si calcola, infatti, che il 95 per cento delle automobili a fine ciclo “rinasca” o si trasformi in un altro prodotto, e che l’84 per cento dei materiali di un’auto nuova sia in realtà “riciclato”. Un esempio? I tappetini poggiapiedi e gli pneumatici. I primi diventano materiale per i filtri dell’aria, mentre parte delle gomme viene riutilizzata in quelle nuove, oppure nelle plastiche che coprono il radiatore o i pedali del freno e dell’acceleratore. E’ così su tutte le auto, dal Suv all’utilitaria: sulla Mini Cooper il 10 per cento delle plastiche sono riciclate. La Mazda raccoglie i vecchi paraurti per riconvertirli, come del resto fa anche la Toyota, mentre la Ford ha riciclato nelle sue vetture 50 milioni di bottiglie di plastica.

    Ma non proprio tutto proviene dalle vecchie automobili: i tappeti logori che avevamo in casa servono a insonorizzare l’abitacolo, le tazze da colazione diventano materiale prezioso per le finiture, mentre nel telaio dei finestrini o nel copri-motore finiscono milioni di bottigliette vuote e talvolta persino vestiti usati.

    Articolo di Daniele Sparisci pubblicato sul sito www.repubblica.it in data 22/08/06

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