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lunedì, 04 Dicembre 2023
  • Gli effetti devastanti (e previsti) della rottamazione

    Il gruppo Fiat (con i marchi Fiat, Lancia e Alfa Romeo) ha registrato immatricolazioni per 66.256 veicoli, in rialzo del 14,5%.

    La quota di mercato del gruppo italiano in aprile risulta pari al 32,25% rispetto al 31,77% di marzo.

    Questa è la notizia di oggi della Reuters e anche se avevamo previsto un incremento delle vendite del nuovo, pochi potevano però aspettarsi un così ampio incremento percentuale dell’immatricolazioni sul 2006. Saranno sicuramente felici i manager Fiat e non solo questi ultimi, visto le percentuali che premiano soprattutto i produttori di veicoli di fascia media. Ma il punto cruciale è un altro; tutto questo servirà ad abbassare il livello degli inquinanti da autotrasporto? La risposta è sicuramente negativa, vista la scarsa incidenza di polveri sottili derivanti dagli autoveicoli sul globale: solo il 2,32%. Mi piacerebbe invece riuscire a calcolare e a trasmettere al Governo i danni economici che ricadono sulla filiera della Riparazione Indipendente “grazie” a questo uso scomposto della rottamazione come unico sistema di abbattere l’inquinamento da polveri sottili. I principali responsabili dell’inquinamento atmosferico da particolato sono le industrie e le centrali elettriche (complessivamente 25%) che casualmente sono le principali ad essere coinvolte nel processo produttivo, cioè, per esempio, nella produzione di veicoli nuovi. Ed allora il paradosso diventa accecante: possibile che per abbattere il 2,32% di inquinamento si vada ad aumentare il 25% dovuto dalla produzione industriale e dal conseguente maggiore consumo di energia?

    Articolo pubblicato da David Giardino su Notiziario Motoristico in data 03/05/07

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