Accessori e tecnologia

Se prendessimo un'Alfetta del '70 e la celebrassimo in una galleria d’arte?

I musei d’impresa nascono con l'intento di attribuire ad un loro prodotto storico un valore artistico. Attraversando il confine del ‘vintage’ fino raggiungere la preziosità dell’oggetto simbolo di un'epoca.

Così Olivetti, Bvulgari, Peroni e tante altre aziende con un percorso storico piuttosto lungo, hanno pensato di allestire dei veri e propri musei all’interno dei loro stabilimenti di produzione (e non solo) per celebrarne gli anni, la tradizione, l'importanza.

Si può parlare di marketing culturale, o meglio di heritage marketingUna strategia ben studiata e largamente applicata nell'ultimo periodo, solitamente utile a risollevare le sorti di un'azienda o ad evitare che questa possa 'perdersi', sfruttando il suo patrimonio storico, sottolineando il processo di crescita che l'ha portata ad oggi mantenendo la sua forza, tenacia ed abilità nel superare le difficoltà che gli anni portano inevitabilmente con sè. Gira tutto intorno alla creazione ed al rafforzamento del valore che l'azienda vuole trasmettere al consumatore e che il consumatore percepisce e abbraccia.

Il mondo dell’automobile non è da meno in questo, probabilmente risulta essere il più affascinante, riuscendo ad attirare un numero davvero consistente di visitatori.

In Italia

Il fenomeno è molto sviluppato e sembrerebbe andare alla grande!

Esiste anche un'associazione (MUSEIMPRESA), creata da Assolombarda e Confindustria, che raccoglie la maggior parte dei musei e degli archivi storici d'impresa promuovendo la valorizzazione e conservazione dei prodotti, i documenti e i macchinari che raccontano la storia di una determinata impresa e di chi ne è stato il protagonista.

Vicino gli stabilimenti Ferrari di Maranello (Modena) infatti, si trova il Museo Ferrari (o Galleria Ferrari) dedicato alla casa automobilistica del cavallino, costruito nel 1990. Il museo oltre ad esporre le sue prime e più belle vetture icone dell’automobilismo, presenta anche premi, oggetti e foto relative alla storia dell’automobilismo italiano. Particolarità del museo è la riproduzione della cittadella Ferrari, una realizzazione virtuale dello storico ingresso di Maranello in via Albertone Inferiore da cui uscì la prima Ferrari 125 S, nel 1947.  Un’ala invece porta il nome di Sala Granturismo, nella quale sono esposti i primi modelli stradali di Ferrari, dalla 166 Inter alla 250 Spider California, dalla 365 GTB/4 ‘Daytona’ alla 250 Testa Rossa.

La Ferrari, oltre che un esempio di eccellenza tecnologica, ha rappresentato fin da subito uno status symbol, un vero e proprio oggetto di culto e mito del nostro tempo per cui diversi personaggi di spicco hanno provato ammirazione diventandone acquirenti.

Anche Alfa Romeo (ad Arese in Lombardia), altro simbolo dell’industria automobilistica italiana nel mondo, all’interno del suo stabilimento ha allestito una galleria che accoglie il primo modello di ALFA 24 HP del 1913 insieme all’unico esemplare di concept car Alfa Romeo Nuvola, oltre che ai numerosi modelli Alfa Romeo 6C 1500, Alfa Romeo 1900, la prima Alfa Romeo Giulia, fino ad arrivare alla famosa Alfa Romeo Alfetta simbolo degli anni ’70.

Immancabile il Museo Lamborghini a Sant’Agata Bolognese (in Emilia Romagna) aperto nel 2001 accanto allo stabilimento di produzione Lamborghini.

In ultimo, ma non per importanza, il Museo Nazionale dell’automobile di Torino (MAUTO) realizzato nel 1933 per volere di Benito Mussolini, dedicato oggi a Giovanni Agnelli è uno dei musei dell’automobile più antichi ed importanti al mondo (anche se non rientra nella categoria dei musei d’impresa). 

Dunque un'Alfetta può davvero diventare un pezzo d'arte, un cimelio, un oggetto prezioso da valorizzare all'interno di un tempio d'arte quale è il museo.

Il mondo delle automobili riveste un valore tecnologico, simbolico e sociale fondamentale che merita di essere celebrato.

A cura di: Costanza Tagliamonte

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