Uomini e Aziende

Reato di omicidio stradale: sùbito diventi legge

DI STEFANO BELFIORE

 

L’omicidio stradale deve essere legge al più presto. Lo chiede a gran voce l’Asaps.  Dal 1991, l’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, guidata dal presidente  Giordano Biserni (nella foto), è impegnata fattivamente sui temi della sicurezza viaria. Ed è in prima linea per contrastare il fenomeno della pirateria stradale che risulta, purtroppo,  una problematica ancora di triste attualità in Italia. Più di mille, infatti, i casi di omissione di soccorso registrati nel 2014 con 119 persone uccise e 1.224 ferite. Dati che rendono serie e gravi le proporzioni del fenomeno che va senza dubbio combattuto. “Il paradosso – spiega il numero uno dell’Associazione di categoria – è che ad oggi chi commette un omicidio stradale, perché ubriaco o drogato, ha una pena inferiore ad un borseggiatore. Ed è davvero inaccettabile”“Chi sulla strada uccide e scappa – continua -  ha torto e deve essere sanzionato con pene certe e severe. Gli assassini non devono rimanere impuniti”. Direttore de “Il Centauro” e con alle spalle trent’anni di esperienza nella Polizia Stradale,  per Biserni è necessario veicolare e comunicare al meglio, già in giovane età, la cultura del rispetto ed il senso di responsabilità. Fattori che non devono mai mancare per chi si mette alla guida di un’auto.

 

Partiamo dalla triste attualità dei nostri giorni. Di recente si è, purtroppo, verificato l’ultimo caso di pirateria stradale, anche se ora l’autista si è costituito, che ha provocato a Monza la morte di un giovane. La sua Associazione chiede a gran voce che venga istituito il reato di omicidio stradale. Quali sono gli ostacoli da superare per rendere effettiva la legge?

Le pene ci sono. Ma il problema è che esse risultano essere poco incisive. In sostanza, nei minimi sono aggirabili. Oggi, paradossalmente, chi commette un omicidio stradale perché ubriaco o drogato ha una pena inferiore ad un borseggiatore. Questo è davvero inaccettabile. Per questo chiediamo a gran voce che venga istituito al più presto il reato di omicio stradale. Ci vogliono pene effettive e severe per chi si rende colpevole di questo reato. Chi uccide e scappa deve sapere che va soggetto ad una dura condanna. Gli assassini non devono rimanere impuniti. Noi, insieme ad altre associazioni, abbiamo raccolto fino al 2011 circa ottantamila firme. Il primo firmatario è stato proprio l’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma l’iter normativo sembra essere ancora lungo in tal senso.

 

Ad oggi le norme che si applicano a chi si macchia di questo reato cosa prevedono?

Innanzitutto, consideri che c’è voluto, purtroppo, l’incidente mortale di Monza a rendere, come dire, di nuovo caldo ed attuale il discorso sull’omicidio stradale. Nei giorni scorsi abbiamo fatto vari sit-in di protesta. Ed ora la Commissione Giustizia ha attivato un unico provvedimento che porterebbe la pena, per chi è ubriaco o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, da otto a dodici anni. Sarebbe previsto, ma qui nutro delle perplessità, anche l’omicidio stradale per chi, in autostrada, viaggia ad una velocità doppia rispetto al limite previsto su queste arterie viarie. Stessa propensione c’è per le strade urbane. Inoltre, c’è la proposta dell’ergastolo della patente. Su questo fronte, esiste una legge delega licenziata alla Camera dei Deputati e che ora deve passare al Senato.

 

 

Secondo gli ultimi dati monitorati dall’Osservatorio Asaps, mentre calano  gli incidenti aumentano, di contro, gli episodi di pirateria stradale. Qual è la portata della problematica in Italia e quali sono le cause che generano questi drammatici avvenimenti?

Per l’esattezza, sono 1.009 gli episodi di omissione di soccorso osservati dall’Osservatorio il Centauro-Asaps nel corso del 2014: 119 persone uccise e 1.224 quelle ferite. Le cause che generano questo fenomeno sono diverse. C’è chi scappa perché ha un tasso alcolemico superiore alla norma o è drogato. Per gli stranieri che non lo hanno, c’è la paura di perdere il permesso di soggiorno. E c’è chi fugge perché la propria auto non ha la copertura assicurativa. Ovviamente tutte casistiche che non giustificano affatto l’omissione di soccorso.

 

I costruttori di auto si stanno impegnando nel concepire car sempre più sicure con innovazioni trasversali funzionali a ridurre i rischi. Un ultimo esempio arriva da Ford Europa che ha annunciato, proprio in questi giorni, il lancio del limitatore intelligente di velocità. A suo avviso, le tecnologie di settore possono essere degli elementi per aumentare la sicurezza stradale?

L’innovazione conta tantissimo. Ed ha anche generato una diminuzione delle vittime stradali. Senza dubbio, la tecnologia aumenta il livello di sicurezza. Ma attenzione a non distrarsi con alcune, come dire, soluzioni trasversali. Mi riferisco allo smartphone e alla moda dei selfie che rappresentano l’ebbrezza del terzo millennio.  

 

Per non distrarsi e per la sicurezza, quanto conta il senso di responsabilità dell’automobilista?

Direi che è essenziale. E’ necessario, a mio avviso, alimentare e veicolare sempre più la cultura del rispetto,  il senso di responsabilità. Un’importante etica che va comunicata già in giovane età, relazionandosi, ad esempio, con  gli istituti scolastici e le scuole guida.
 

Che consigli darebbe a chi si mette al volante?

Dico solo che è necessario prestare sempre la massima attenzione e non lasciarsi andare ad una supervalutazione delle proprie qualità individuali quando si guida. Al volante bisogna essere coscienziosi delle proprie capacità e dei propri limiti. 

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