Uomini e Aziende

Aftermarket: recuperare il saper fare in officina

DI STEFANO BELFIORE

Recuperare in officina il senso della manualità. In pratica: non solo manager in grado di gestire la governance aziendale, ma è necessario che gli stessi imprenditori sappiano riparare l’auto. Per Antonio Mariani (nella foto), direttore di Confartigianato Motori Sistema,  così si assicura un efficace e virtuoso passaggio generazionale. “Un fenomeno – dice – che è stato avvertito. Ma la continuità ha investito più il lato manageriale che quello prettamente manuale. Ci sono, come dire, più uomini di impresa che meccanici. E il saper fare va recuperato”.
 

Con 30mila iscritti operanti nel settore dell’aftermarket automotive, l’Associazione di categoria saluta con entusiasmo le felici performance del settore, invita ad una maggiore rete fra gli organismi di rappresentanza e guarda positvamente alla proposta di detrarre le spese di manutenzione auto: “perché – evidenzia Mariani – si impatta sulla sicurezza. Aspetto a cui teniamo molto”.  La società, nata lo scorso giugno all’interno di Confartigianato, offre già diversi servizi ai propri iscritti. Tra cui banche dati, soccorso stradale e formazione tecnica. “Quest’ultimo – rimarca il direttore – è un fronte importante e strategico per i nostri meccanici. L’auto diventa sempre più tecnologica e sofisticata. Ed è opportuno che i nostri associati abbiano tutte le competenze professionali per sapere oggi riparare un’autovettura che sposa l’innovazione”.

 

Partiamo dalle performance attuali che offre l’aftermarket indipendente in Italia. Secondo l’ultimo report  dell’Osservatorio di Mercato IAM Italia del Politecnico di Torino, il comparto nazionale continua a crescere, registrando volumi di fatturato sempre più consistenti…

 

E’ una fotografia di settore che registriamo anche noi. Il parco auto che diventa sempre più anziano, complice la non facile congiuntura economica, comporta un ricorso sempre più frequente ad interventi di manutenzione con l’utilizzo di ricambi equivalenti all’orginale che presentano medesime caratteristiche di qualità, affidabilità e sicurezza. Il settore dunque cresce ed è animato da una grande vitalità imprenditoriale.

 

Per spingere ancora più in alto il comparto, Assogomma ha di recente avanzato la proposta di poter detrarre le spese di manutenzione auto. Che ne pensa?

 

E’ una proposta che abbiamo lanciato anche noi di Confartigianato qualche mese fa. La riteniamo utile e valida perché centra e impatta sull’importante tema della sicurezza stradale che ci vede sempre in prima linea. Se l’automobilistà può avere la facoltà di detrarre i costi della manutenzione ordinaria, vuol dire avere la possibilità di guidare un’auto più sicura. Fattore fondamentale per ridurre il rischio incidenti mentre si è al volante.

 

 

Direttore, come detto all’inizio, l’aftermarket indipendente è una filiera che produce reddito e fatturato crescente. Ha una forte vocazione all’export. Sembra, dunque, essere a tutti gli effetti una bandiera del nostro made in Italy. Come mai, però, è poco rappresentata dal punto di vista politico?

 

Credo che, forse, il numero consistente di associazioni che difendono gli interessi di settore possa portare a questo fenomeno di ‘poco appeal’. Sarebbe utile, a mio avviso, creare e costruire una maggiore e più coesa rete di rappresentanza fra gli organismi di categoria interessati.

 

Uno degli elementi che ‘minano’ il mondo dell’autoricambio in Italia è una mancata e oculata programmazione del passaggio generazionale visto e considerato che parliamo di aziende prettamente familiari…

 

Non si tratta di una mancata programmazione. Ritengo che la continuità d’impresa sia stata avvertita e sentita soprattutto nelle officine. Il problema, però, è un altro. Abbiamo visto e notato qui che la transizione d’impresa è stata più correlata alla tecniche manageriali che alla manualità.

 

Ovvero?

Nel passaggio di testimone padre-figlio, si sono creati più manager  che meccanici. Si è perso, insomma, il saper fare.  Ci sono buonissimi imprenditori che riescono ad avere una governance perfetta dell’azienda in ottica commerciale e amministrativa. Ma che non sanno riparare praticamente un’auto. E questo aspetto va recuperato.

 

Direttore, infine, quanto incide in Italia l’universo della Gdo su chi fa impresa nell’aftermarket?

 

Ha un impatto molto limitato perché confinato e circoscritto al mondo dell’accessoristica auto. Come associazione, voglio dire che comunque abbiamo contrastato questo fenomeno. Ricordo, inoltre, che i centri di grande distribuzione organizzata, i quali all’interno si dotano di reparti idonei alla vendita di accessori auto, hanno tuttavia l’obbliglo di avere un’officina adiacente alla propria struttura per aiutare l’acquirente al cambio ottimale dei prodotti comprati.

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