Inforicambi

Ricambi auto

Piccolo è bello: lunga vita al ricambista italiano

Il presidente di AdiraIn Italia il ricambista avrà una vita ancora longeva a patto, però, che rispetti determinate condizioni. Parola di Bruno Beccari (nella foto), presidente di ADIRA. Il numero uno dell’Associazione italiana, che rappresenta e difende gli interessi dei distributori indipendenti presso le Istituzioni italiane ed europee, esamina e fa luce sulle attuali dinamiche che contraddistinguono il post vendita multimarca in Italia su cui insistono sempre più gli appetiti, non solo dei Costruttori d’auto, ma anche dei distributori indipendenti d’oltreconfine. “Una situazione abbastanza prevedibile – spiega Beccari – visto un mercato nazionale che è cresciuto notevolmente negli ultimi 20 anni, erodendo gradualmente quote di mercato all’autorizzato. Pertanto era sostanzialmente logico e plausibile l’interesse dei player internazionali a mettere le mani sul nostro settore”. “L’intera filiera dello IAM in Italia – racconta – ha fatto passi da gigante nelle ultime due decadi. Ha saputo strutturarsi meglio in ottica logistica, vivendo in maniera positiva il passaggio generazionale che caratterizza il carattere familiare delle aziende che popolano il mondo della distribuzione su scala nazionale”. L’unico neo si chiama capacità d’investimento che oggi deve misurarsi con la forza del capitale che giunge e nasce dai colossi stranieri della distribuzione. La possibilità di far planare sul terreno italiano del post vendita network di ricambi già adulti con servizi annessi (ampia disponibilità di magazzino e logistica avanzata) è già realtà (un esempio è l’operazione Stahlgruber).

Ed allora, mentre i grandi gruppi della distribuzione creano le giuste alleanze, come il nostro piccolo ricambista deve contrastare questa offensiva e adeguarsi al cambiamento?

Per Beccari, la partita la si gioca nel sapere individuare i vantaggi competitivi. Quei fattori, in pratica, che ti consentono di rimanere in posizione ottimale I ricambi di un'autonel mercato, senza correre il rischio di essere spazzato via. Fra questi: essere sempre consapevoli di quello che è il mercato e in quale direzione esso si muoverà così da virare, in tempo utile, la rotta d’impresa. Capire, poi, i plus dei competitor da cui, poi, attingere per crearne dei propri in house. Senza dimenticare la formazione del know-how alle sfide dell’innovazione e del digitale: oggi elementi imprescindibili nei processi aziendali, soprattutto nella supply chain. Se tutto questo è unito anche ad un’abilità e ad un’inclinazione nel creare virtuose forme di aggregazione tra i dettaglianti, allora il futuro del ricambista non è a un palo. Vivrà a lungo, continuando a svolgere un ruolo prezioso: quello di presidio per l’aftermarket territoriale.

Stefano Belfiore

 

Commenta