Ricambi auto

Meglio l’officina autorizzata o quella indipendente?

DI STEFANO BELFIORE

Com’è noto dal 2002 il mercato del post vendita si è sdoganato aprendosi alla libera concorrenza negli interventi di manutenzione. Il Regolamento CE 1400/2002 (oggi Regolamento UE n. 461/2010 in vigore ad ora fino al 2023) conosciuto anche come "Decreto Monti" o legge Ber (Block Exemption Rule) è andato a disciplinare il mercato della riparazione dando, in sostanza, la possibilità all’automobilista di poter fare la manutenzione al proprio veicolo rivolgendosi anche ad un’officina indipendente. Senza perdere il diritto della garanzia biennale.

 

Cosa deve rispettare l’officina

Ci sono, però, dei prerequisiti a cui deve assolvere l’autoriparatore scollegato dal circuito delle officine affiliate ai concessionari. Deve essere in grado di fare un tagliando certificato. In pratica, l’autoriparatore indipendente deve attenersi scrupolosamente a precise istruzioni: rispettare fedelmente  gli interventi prescritti dal costruttore, utilizzare ricambi originali o di qualità equivalente. In più, il Decreto Monti impone al meccanico di fornire all’utente finale una dettagliata documentazione degli interventi e dei controlli effettuati (con tanto di timbro sul libretto di manutenzione) unitamente ai codici dei ricambi adoperati nella riparazione.

 

 

Meglio l’officina autorizzata o quella indipendente?

In un mercato, dunque, più aperto ad una libera scelta in quale direzione va l’automobilista? Su quali fattori e valori aggiunti corre oggi la competitività dell’autoriparazione? Insomma qual è la linea di demarcazione che orienta l’utente finale a scegliere un universo manutentivo rispetto ad un altro?. Abbiamo provato a girare questo interrogativo, via Twitter a dei giornalisti automotive. E non solo. Preferisce il concessionario Claudio Anniciello, giornalista e automotive test drive: “per tracciabilità – ci dice - intervento in database e garanzia contro errori. Rinnova poi eventuali card mobilità”. Punta, invece, sull’indipendente Lorenzo Bonin, meccatronico, gommista, carrozziere. Ma a patto che sia “formata a dovere!!”. “Se si è in grado di controllare l'operato del meccanico (comunque di fiducia) ok officina, altrimenti meglio il concessionario” è il tweet di menzione che ci dà Gaetano Scavuzzo, redattore di Motorionline. Per Monica Secondino, infine, giornalista di Auto a Spillo, CarBlogger e l’Automobile, i fattori di scelta ruotano intorno alla professionalità dell’autoriparatore: “l'importante – evidenzia nel suo tweet - è che l'officina abbia schede di manutenzione del costruttore, sia in regola e abbia strumenti per diagnostica”.

 

L’accettazione condivisa: la nuova frontiera dell’officina

Cosi come riporta un recente articolo di Pietro Montagna sulle colonne di Automotive Space l’officina sta vivendo una evoluzione nel rapporto con la propria clientela (e chi non lo fa ha l’obbligo di muoversi per non rimanere fuori dal mercato aftermarket). La novità riguarda l’accettazione. Il primo punto di contatto quando si lascia l’auto al meccanico. Finora l’accettazione è stata dinamica. In pratica l’accoglienza del cliente, la registrazione dei dati della vettura e gli interventi da dare. Oggi la nuova frontiera è l’accettazione condivisa. Si passa da un ruolo prettamente asettico ad uno molto più propositivo dove l’accettatore va oltre il ruolo amministrativo. Diventa un consulente attivo. E si fa raccontare dal proprietario del veicolo la vettura con un’ispezione oculata che arriva fino a sotto la scocca. Si tratta dunque di un’esperienza full immersion che può generare un rapporto di fiducia (essenziale), creando ulteriore business per l’officina perché è in grado dispensare consigli e vendere ulteriori servizi.

 

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