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Formula E a Roma: la ‘scossa’ elettrica parte dalle competizioni

Le monoposto ritornano a Roma dopo decenni grazie alla Formula E: si tratta di un evento quasi epocale e noi di Inforicambi c’eravamo! Per convincersene basta ricordare che la prima gara vinta dalla Scuderia Ferrari con una vettura di propria produzione fu il Gran Premio di Roma, corso sul circuito delle Terme di Caracalla nel 1947. Le ultime gare nella Capitale si sono svolte nel 1951 e negli anni ‘80 persino Enzo Ferrari aveva parlato di un rientro delle corse nella città.

Le corse ritornano in città

Formula EL’idea si arenò per motivi ecologici (troppe emissioni e rumore) ma la Formula E, eliminando entrambe le limitazioni, ha riportato i Gran Premi nelle città: il campionato 2017/2018 ha infatti già toccato Hong Kong, Marrakesh, Santiago del Cile, Città del Messico, Punta del Este e, per l’appunto Roma. L’occasione di una gara in Italia era troppo ghiotta per non approfittarne e così ci siamo ritrovati all’EUR per una giornata di sport a 0 emissioni locali. Le protagoniste della Formula E, creata dallo spagnolo Alejandro Agag, sono delle snelle monoposto che coniugano dinamicità e contenimento dei costi.  Esse hanno infatti tutte la stessa scocca, costruita in Carbonio e Alluminio da Dallara su disegno Spark Racing Technologies, mentre le sospensioni devono essere acciaio per avere più robustezza e costo minore. Anche i freni sono ‘calmierati”, dato che le pinze devono essere costruite con una lega di Alluminio la resistenza della quale ha un limite massimo fissato da regolamento.

Risparmio e dinamicità

auto elettricheI cerchioni non sono scomponibili e gli pneumatici sono Michelin di un solo tipo dato che, grazie a un’evidente scolpitura, vanno bene anche sul bagnato. La potenza massima ammessa non è esorbitante, dato che solo di recente è salita a 200 kW/272 CV in prova e 180 kW/245 CV in gara. È previsto un temporaneo surplus durante i sorpassi mentre la modernità della formula è dimostrata dal Fanboost che assegna energia addizionale ai piloti più votati nei social. Le vetture hanno un peso minimo di 880 kg, pilota compreso, ma il rapporto peso/potenza non esaltante non compromette più di tanto la dinamicità perché i motori elettrici danno il massimo della coppia a zero giri, o quasi. Il tempo della classica accelerazione 0 – 100 km/h, infatti, è stimato essere intorno a 3 secondi, non male per un’auto meno potente di molte berline stradali. La propensione a girare in alto permette inoltre di eliminare il cambio o limitarne il numero delle marce.

Corse e strada

Monoposto elettricaL’esperienza romana ha permesso di vedere uno sport motoristico molto nuovo e ha messo in luce i cambiamenti che arriveranno sulle auto di tutti i giorni. Le Formula E, per esempio, hanno un powertrain molto compatto: la parte posteriore delle monoposto si presentava infatti come molto sottile. Questa particolarità, riportata alle auto di serie, darà più spazio abitabile a parità di ingombre esterno. Il cambio monomarcia o con pochi rapporti cambierà la fruizione dell’automobile e anche la frenata rigenerativa, così importante anche in gara dato che le batterie hanno soltanto 28 kWh di capacità, cambierà le nostra abitudini. Sappiamo infatti che il motore elettrico è reversibile e quando viene trascinato dall’inerzia della vettura esso si trasforma in generatore, ricaricando così le batterie. Questa possibilità non soltanto usurerà di meno i freni ma permette già l’One Pedal Drive: il rilascio dell’acceleratore attiverà, ad un certo punto, la frenata rigenerativa che ridurrà molto l’utilizzo del freno vero e proprio. Il regolamento della Formula E vieta ogni tipo di assistenza alla guida e questa è una grande differenza con la produzione di serie, che considera ormai irrinunciabili ABS, ESP, controllo della trazione e simili: tutto è affidato alla sensibilità del pilota, al punto che anche le sospensioni attive e i differenziali a controllo idraulico o elettronico sono banditi. Al Gran Premio di Roma abbiamo anche visto i box, che sono le officine delle competizioni e che sono sembrati meno ‘complicati’ rispetto a quelli della Formula 1 e di altre categorie agonistiche. La meccanica più semplice rende infatti inutili molte delle attrezzature necessarie con i motori a scoppio.

Prendere le redini del cambiamento elettrico

autoricambiGli operatori dell’aftermarket dovrebbero prendere coscienza dei cambiamenti che, molto visibili nell’automobilismo sportivo, ad esempio anche con il trofeo monomarca Smart EQ Fortwo e-cup, presto o tardi arriveranno sulle strade di tutti i giorni. Audi, DS-PSA, Jaguar, Mahindra e Renault sono già impegnate in Formula E mentre Porsche e Mercedes arriveranno presto. Se molti di questi marchi globali, già impegnati nelle elettriche stradali come l’Audi e-tron già ordinabile, scelgono la vetrina delle corse per dare più evidenza a quest’evoluzione, allora l’auto a batteria è più di una semplice possibilità. Per restare al passo con i tempi l’aftermarket dovrà cambiare pelle: molto del suo business rimarrà invariato ma occorrerà aggiornarsi: motori, cavi ad alta tensione, connettori di ricarica e batterie sono infatti solo alcuni esempi dei nuovi componenti che arriveranno. Da ripensare sono anche i servizi: il rapporto fra i ricambisti e l’auto elettrica potrebbe limitare attività tradizionali ma crearne di altre prima inimmaginabili. L’elettrificazione di massa non avverrà certo domani ma occorre pensarci già oggi per non farsi trovare impreparati.

 

Nicodemo Angì

 

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