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I dati delle automobili e l’aftermarket: l'allarme di FIGIEFA

Le automobili inviano i dati ai server del costruttore e questo potrebbe escludere gli operatori dell’aftermarket: ecco perché FIGIEFA si sta muovendo  Questa possibilità, per quanto osteggiata dagli organismi comunitari, è ancora in piedi ed è per questo che la FIGIEFA prosegue nella sua campagna di sensibilizzazione e informazione. La questione non è recente ma rimane sempre di attualità perché ancora non si capisce bene che direzione prenderanno sia le associazioni dei costruttori sia gli organismi politici europei. Possiamo qui ricordare che anche in questo campo il dieselgate ha agito da ‘detonatore’, dato che uno dei rimedi all’emergenza ambientale causata dalle emissioni consisteva in controlli sul 20 per cento dei veicoli nuovi in Europa. Questo tirava in ballo gli operatori aftermarket in quanto dotati delle competenze e delle attrezzature per effettuare i controlli e la manutenzione in libera concorrenza.

L’importanza dell’aftermarket

dati veicoli ed aftermarketQueste attività, siano esse di routine o per effettuare uno screening sulle emissioni, presuppongono per l’appunto l’accesso ai dati dei veicoli. Fino a qualche tempo fa l’accesso ai dati equivaleva in pratica all’uso della porta OBD della diagnostica ma la questione si sta ramificando per l’arrivo dei veicoli connessi, che incideranno sull’autoriparazione del futuro. La possibilità di inviare i dati direttamente ai server degli OEM potrebbe addirittura condurre alla sparizione delle porte ‘fisiche’ OBD e questo creerebbe enormi difficoltà agli operatori dell’aftermarket. FIGIEFA, la European Federation of the Automotive Aftermarket Distributors, è ovviamente in prima linea in questa campagna. Visitando i suo sito e i suoi social network si possono trovare le notizie delle sue azioni e delle iniziative che raccolgono anche altre associazioni sovranazionali.

 

Pari opportunità e scelta

figiefaIl suo ‘Manifesto for fair digitalisation opportunities’, per esempio, è sottoscritto anche da ADPA (European Independent Data Publishers Association), CECRA (European Council for Motor Trades and Repairs), CITA (l’associazione di chi ispeziona i veicoli a motore e i loro rimorchi), EGEA (European Garage and test Equipment Association), ERTMA (l’Associazione dei produttori di articoli in gomma e pneumatici), FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile), Insurance Europe (European insurance and reinsurance federation), Leaseurope (European Federation of Leasing Company Associations), UEAPME (l’organizzazione che rappresenta gli interessi della piccola e media impresa europea) e UEIL (Union of the European Lubricants Industry). Il manifesto vuole sensibilizzare i decisori europei perché instaurino un accesso ai dati dei veicoli che sia disponibile anche per gli operatori aftermarket. Questo schema promette libertà di scelta per i consumatori, favorirebbe la concorrenza e l’innovazione e aumenterebbe la sicurezza di marcia e il rispetto per l’ambiente. In pratica la posizione di FIGIEFA e delle altre organizzazioni auspica che l’accesso ai dati e sistemi dell’auto continui a passare anche attraverso la presa fisica per la diagnosi.

Posizioni contrapposte

figiefa e post venditaLa piattaforma Extended Vehicle, citata in un proposition paper dall’Associazione dei costruttori europei ACEA, prevede invece l’invio diretto dei dati ai server del costruttore; esso saranno resi accessibili agli operatori indipendenti solo in seguito. Il contenuto di quel paper è inquietante perché evoca un accesso ai dati parziale e a pagamento per gli attori dell’aftermarket. I tweet che sostengono l’iniziativa di FIGIEFA sono numerosi e indirizzati a vari esponenti e organizzazioni europee, a partire da ConnectedCars_EU, che è l’account dell’ufficio della Commissione Europea per le automobili connesse e autonome. Si menzionano, oltre alla Commissione Europea, anche Elżbieta Bieńkowska, Commissario europeo al mercato comune e alla piccola e media impresa, Violeta Bulc, Commissario ai trasporti, e Mariya Gabriel, Commissario per la Digital Economy. Sappiamo bene che FIGIEFA, insieme ad altre organizzazioni, come ADIRA, CNA Autoriparazione e AICA, in rappresentanza dell’aftermarket nazionale, chiede al Governo Italiano di impegnarsi per sostenere la libero concorrenza presso le principali istituzioni europee. Dall’Europa è già arrivato un appoggio ad una piattaforma standard accessibile a tutti ma l’ACEA ripropone il suo Extended Vehicle e, fra le altre sue azioni informativo-promozionali, pubblica su Youtube un’animazione che motiva questa ‘riservatezza’ con questioni connessi alla cybersecurity e alla privacy. Per conciliare la necessità di un accesso alle ‘terze parti’, visto di buon occhio dalla EU, ACEA ipotizza l’utilizzo di server neutrali accessibili in maniera sicura e rispettosa della privacy. L’idea, teoricamente accettabile, ripropone però la gestione esclusiva dei costruttori, che decidono quali sono i dati che arrivano ai server neutrali. Questo approccio appare quindi ancora potenzialmente sfavorevole verso l’aftermarket ed è quindi quanto mai necessaria una presa di posizione netta delle istituzioni europee.

Nicodemo Angì

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