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L’allarme FIA: miliardi di danni con le auto “chiuse”

La FIA avverte: se i dati delle automobili dovessero essere blindati, l’aftermaket e i consumatori perderebbero decine di miliardi. La questione dell’accesso ai dati sta arrivando al calor bianco e vede la contrapposizione delle Case con gran parte dei restanti esponenti dell’automotive. Studi e pareri si susseguono, a sostegno dell’una e dell’altra parte, ma in generale si può dire che la posizione dei costruttori porterebbe ad una sostanziale chiusura dell’accesso ai dati dei veicoli. Una delle stime più recenti sulle conseguenze di un accesso non libero ci arriva dalla FIA Region 1, il branch della Federazione Internazionale dell’Automobile attivo in Europa, Medio Oriente e Africa. Il titolo - The automotive digital transformation and the economic impacts of existing data access models - dice già molto riguardo la materia del contendere.

La chiusura danneggia

dati autoLo studio vuole evidenziare gli effetti economici a medio-lungo termine derivanti dal modello proposto dai costruttori, che sostanzialmente vorrebbero portare i dati sui loro server, eventualità che ha messo in allarme FIGIEFA. La cosa sarebbe resa possibile tramite la connettività wireless della quale sono ormai dotati molti veicoli nuovi. Questo modello, la piattaforma Extended Vehicle, avrebbe un impatto molto negativo sull’aftermarket perché i costruttori potrebbero erodere le aree di lavoro dei riparatori indipendenti. Laurianne Krid, Direttore Generale di FIA Region I, ha detto che: "La connettività nei veicoli non è più il futuro, è qui e ha un impatto sui consumatori e sui fornitori di servizi indipendenti. Questo nostro studio mette in evidenza che dobbiamo agire ora per garantire la concorrenza e quindi la possibilità dei consumatori di scegliere tra vari fornitori di servizi. È quindi necessario che l’Unione Europea stabilisca urgentemente regole solide e vincolanti”.

Danni imponenti

Lo studio ha previsto un sondaggio tra i consumatori, analisi del settore aftermarket e delle tendenze tecnologiche e legislative e molte interviste con esperti e dirigenti senior. Una volta raccolti i dati l’esperienza della FIA nel settore della modellazione quantitativa ha condotto ai risultati presentati in questo documento. La conclusione è presto detta: i danni economici sono stati quantificati da FIA nell’iperbolica cifra di 65 miliardi di euro entro il 2030. FIA scende più nel dettaglio, evidenziando che i potenziali impatti connessi con questa chiusura, se mai avvenisse, saranno graduali, dipendendo dall’incidenza della connettività sul parco circolante. Entro il 2025 è stimata una perdita potenziale di 15 miliardi di euro per gli operatori indipendenti, pari a circa il 12 percento del loro attuale giro d’affari. L’erosione del business aumenterà ancora entro il 2030, quando praticamente tutto il circolante sarà connesso e l’aftermarket potrebbe aumentare le sue perdite fino a 33 miliardi di euro.

La concorrenza logora chi non ce l’ha

concorrenzaSe la chiusura verso l’aftermarket si concretizzasse, questo comporterebbe poi, a cascata, un maggior controllo degli OEM sul consumatore finale, che vedrebbe lesa la sua libertà di scelta. L’Unione Europea dovrebbe prendere provvedimenti perché in questo modo la concorrenza, che permette per esempio di scegliere dove fare i tagliandi, verrebbe grandemente limitata e il danno economico si propagherebbe ai consumatori. FIA stima infatti che un pesante fardello verrebbe addossato anche ai clienti finali: essi spenderebbero 15 miliardi di euro in più nel 2025 (il 9 percento in più rispetto a oggi) e altri 17 entro il 2030, per un totale di 32 miliardi. Il tutto come ennesima dimostrazione che un mercato poco concorrenziale può dare dei vantaggi a qualcuno ma sicuramente non ai consumatori.

Fiducia mal riposta?

data sharingC’è anche un aspetto beffardo, dato che l’indagine rileva che gli automobilisti europei vedono vantaggi dalla connettività delle auto non pensando che questo potrebbe volgere a loro svantaggio. Quasi il 70 percento dei guidatori, per esempio, è favorevole a far ‘riparare’ le proprie macchine da remoto. Questa modalità può essere un Cavallo di Troia che potrebbe insinuarsi nelle attività indipendenti, come evidenziato da FIGIEFA parlando delle regole a tutela dell’aftermarket. I consumatori europei chiedono anche un'azione legislativa che li tuteli: il sondaggio My Car My Data di FIA Region I ha rilevato che il 95 percento degli automobilisti vuole norme che proteggano i loro dati raccolti dai veicoli connessi. L’allarme di Laurianne Krid riguarda anche un altro punto importante, l’innovazione. Il suo commento è stato: "Esistono alternative ai modelli attuali che possono garantire la scelta del consumatore, la concorrenza leale e la sicurezza informatica. Ma più si allunga l’attesa per un’azione dell'Unione Europea, più si danneggia l'innovazione nell'era digitale. E questo si traduce in servizi scadenti per gli automobilisti e minori benefici per la società”.

Più costi, meno efficacia

manutenzioneFIA evidenzia che il modello Extended Vehicle aumenterebbe i costi per l’accesso ai dati del veicolo, informazioni che sono state perlopiù generate dagli automobilisti. I riparatori indipendenti sperimenterebbero poi un accesso limitato ai dati, cosa che impedirebbe loro la riparazione. I dati del veicolo in riparazione potrebbero poi non essere comunicati tempestivamente agli operatori aftermarket, con una drammatica perdita di efficacia nel servizio. Esiste inoltre una forte preoccupazione che l’accesso ai dati dai server consenta il monitoraggio del business delle aziende indipendenti. Ci si aspetta quindi che la Commissione Europea presenti a breve una raccomandazione, anche se non vincolante, sull'accesso ai dati dei veicoli e sull’importanza che esso rimanga sostanzialmente libero.

 

Nicodemo Angì

 

 

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