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Aftermarket, un’unica grande arena competitiva

MILANO - Il muro che divideva OES e IAM si è rotto. Il wall non c’è più. O perlomeno  sta perdendo la sua consistenza edificativa. Un’unica e grande arena competitiva dove gli appetiti diventano sempre più forti e convergenti. Ma con una maggiore ed esplicita inclinazione verso l’indipendente. Questo, in sintesi, il quadro tracciato da Mark Aguettaz (nella foto), amministratore delegato di GiPA Italia. Il post vendita multimarca gode di un’ottima salute e rosicchia sempre più quote di mercato alla filiera autorizzata. Tra i fattori di questo trend c’è il diverso approccio degli automobilisti che, negli ultimi anni, hanno cambiato atteggiamento, passando da un comportamento preventivo (porto l’auto in officina prima che si verifica il guasto) ad uno diametralmente opposto (complice forse la crisi che ha indebolito il potere reddituale): mi rivolgo all’autoriparatore solo quando il mio veicolo si è rotto. Condotta che ha penalizzato non poco gli affari della rete dei costruttori che perde 9 punti percentuali nel business dell’aftersales, lasciando in giro un numero cospicuo di clienti sùbito intercettati e fidelizzati dagli operatori multimarca. Da qui i continui tentativi (storici e attuali) del network autorizzato a puntare i propri interessi nello IAM. Logiche (sempre più frequenti) che insabbiano la tradizionale linea di demarcazione fra i due mondi e aprono il terreno a forme continue di fusioni, joint venture e partnership che intaccano e interessano maggiormente il mondo della distribuzione aftemarket. Ma anche quello della produzione  (Sthenos Alliance). Alleanze che rafforzano i muscoli della logistica in ottica dimensionale e digitale. Poi c’è l’innovazione: dna che scorre nelle vene dell’auto. “Qui la sfida per l’aftermarket– chiarisce Aguettaz- è il parco connesso. Veicoli ibridi e sistemi di connettività saranno i fronti a cui deve guardare con attenzione il post vendita”.  

Stefano Belfiore

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