Ricambi auto

Aftermarket: 2015 che anno fantastico! Ora tocca al digitale

DI STEFANO BELFIORE

 

Tecnologia e digitale. E’ il doppio binario su cui viaggerà spedita il prossimo anno la locomotiva dell’aftermarket nazionale. Più che un capolinea da raggiungere si tratta di una nuova opportunità di crescita che andrebbe a rafforzare ulteriormente le ottime dinamiche che nel 2015 ha registrato l’universo dell’autoriparazione automobilistica. Non solo su scala nazionale ma su quella mondiale. Il calcolo dell’Osservatorio Autopromotec sulla base di uno studio effettuato dalla società Arthur D. Little parla chiaro: negli ultimi 15 anni il fatturato mondiale dell’aftermarket automotive è aumentato del 151 per cento. Tradotto in numeri:  un giro d’affari che, dai 286 miliardi di euro del 2001, è schizzato ai 718 miliardi stimati per la fine di quest’anno. Alla base di questa significativa escalation non c’è solo l’anzianità del parco auto circolante (l’Italia ha quello più vecchio in Europa). Ma anche, come sottolinea proprio lo screening, il rapido sviluppo dei mercati emergenti dove l’aumento delle auto sta, di conseguenza, negli ultimi anni nutrendo il fiorire dei servizi post vendita. In questo vortice virtuoso di competitività, l’Italia esprime una grande vivacità. Il settore nazionale dell’aftermarket indipendente (produttori, distributori e ricambisti)  segna, secondo l’ultima analisi dell’Osservatorio di Mercato IAM Italia del Politecnico di Torino, un incremento progressivo  (tra gennaio e agosto 2015) del fatturato pari a più 5,5 per cento. Trainano la crescita della riparazione: pastiglie freni, batterie auto, frizioni, ammortizzatori e kit di distribuzione. E in questo trend positivo si mescola un fenomeno che nella filiera produttiva endogena sta diventando sempre più marcato: il forte orientamento a forme imprenditoriali strutturate funzionali a vincere le sfide globali del mercato. Ormai fusioni, joint venture, acquisizioni e incorporazioni sono, infatti, cronaca quotidiana (proprio in questi giorni l'accordo per l'acquisizione di Rhiag Group da parte della statunitense Lkq Corporation). Se da un lato si rischia di perdere la signature del made in Italy, dall’altro è esplicita l’inclinazione del nostro bacino di aziende ad imporsi nei mercati internazionali. Perché oggi si ragiona glocal. Con un occhio sul territorio di appartenenza. E l’altro che guarda e si muove nelle aree d’affari d’oltreconfine: lì dove i mercati sono maturi o stanno nascendo. In un contesto, dunque, worldwide l’impatto dell’innovazione sulla filiera aftermarket è notevole. E qui si apre un altro capitolo che merita qualche considerazione. L’auto nuova (come anche il truck), si sa, è sempre più un concentrato di tecnologia e connettività. Si prevede che nel prossimo quinquennio le connected car raggiungeranno  quota 150mila unità. Una rivoluzione in atto (che interessa anche le nuove forme di mobilità) a cui il comparto dell’aftermarket non può certo sottrarsi. Perché anche la vettura datata necessita di una manutenzione al passo coi tempi. Così da renderla sicura ed efficiente. Produttori ed autoriparatori devono, quindi, entrare in questo continuo flusso di evoluzione tecnologica con la giusta professionalità e con adeguate ed aggiornate competenze. Un processo innovativo che tocca e coinvolge anche il lato vendite. Si stima che, entro il 2020, gli acquisti via web di pezzi di ricambio arriveranno all’11 per cento. Il consumatore diventa allora sempre più digital e forse anche più esperto. Cambiano le logiche: si cerca in internet il ricambio per poi rivolgersi al meccanico di fiducia nel sostituirlo.  Ed è, pertanto, necessario, per produttori, distributori e catena retail, organizzare un’incisiva presenza anche nel mondo online. Non bastano solo gli e-commerce in house. Note  catene di vendita generalista aprono, sempre più, store dedicati all’aftermarket. Senza dimenticare l’importanza dei canali web 2.0 che, se approcciati nel modo giusto, possono fungere da preziosa social customer care. Le sfide future sono tante. Tutte avvincenti. Un mix di opportunità che mette alla prova il saper fare manageriale di un settore, quello della riparazione, che (tra reti ufficiali e indipendenti)  deve muoversi verso la rivoluzione industriale digitale. Trampolino essenziale per spiccare il volo sulle ali della competitività. 

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