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La Concordia è in asse, ma tutto il resto?

Tra pianti, applausi, emozione e soddisfazione per l’eroica impresa compiuta da un team d’eccezione composto da uomini di 26 nazionalità differenti con strumenti super tecnologici e un progetto unico nel suo genere, fioccano anche idee contrastanti e commenti sul significato allegorico della messa in asse del relitto. Ad aprire le danze alle provocazioni è stato un post su fb di Mentana che ha creato un equivoco con quello di Roberto Saviano scritto poco dopo. Vista la strabordante attenzione mediatica sul recupero del relitto della Costa Concordia, il direttore del Tg la 7 si sfoga così nella sua bacheca: "Vediamo chi sarà il primo gonzo, politico o giornalista, a usare la Costa Concordia come metafora, per frasi geniali tipo 'ora raddrizziamo la nave Italia'". Tempo mezz'ora e lo scrittore campano si lascia andare a una considerazione che sembra fargli conquistare l'appellativo poco lusinghiero di Mentana, come segnalano divertiti molti lettori: "Dietro la morbosità dei media nell'osservare le operazioni all'isola del Giglio, forse, c'è qualcosa di più profondo della speculazione sul disastro celebre. Sembra muoversi un impronunciabile sogno da subcosciente: se si raddrizza la nave, simbolo di un paese alla deriva che lentamente affonda, c'è speranza magari che si raddrizzi l'Italia e che torni a galleggiare". Intanto dal mondo si susseguono vignette e articoli di giornali che parlano della vicenda con chiari riferimenti alla situazione politica italiana. Spicca la metafora sul New York Times, Concordia: "Gigantesco, quasi quanto il salvataggio dell'euro" o la riflessione di Udo Gumpel, corrispondente della rete televisiva tedesca Ntv del gruppo Bertelsmann, in un’intervista a Sky: "Il naufragio della Concordia è il simbolo di un paese refrattario al rispetto delle regole, vedi le case costruite nei canali di Sarno, le scuole che crollano ecc rimettere in assetto questa nave assume un significato simbolico, perché agli italiani non mancano certo né intelligenza né conoscenze tecniche, purtroppo è il rispetto delle regole che manca". E’ abbastanza evidente che per l’opinione pubblica extra nazionale il comandante Schettino è il simbolo di un paese che è insofferente al rispetto delle regole e che vede un divieto non come un obbligo da rispettare, ma come un suggerimento da valutare secondo propria discrezionalità o convenienza. Tra le tante considerazioni, elogi, commenti e sdegno sull’accaduto qualcuno, ogni tanto, si ricorda anche di ricordare le tante vittime di questa brutta storia.

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