Interviste

Formazione, giovani, networking: così decolla l’aftermarket

DI STEFANO BELFIORE

Formazione, sinergia, guardare al futuro con coraggio e sano spirito imprenditoriale. Tre fattori, tre keywords che, sommate fra loro, rappresentano il gate vincente per far volare ancora più in alto l’aftermarket nazionale. In questa strada crede fortemente Paolo Vasone, che da marzo 2014 ricopre il ruolo di coordinatore della Sezione Aftermarket del Gruppo Componenti ANFIA (Sezione che annovera attualmente 53 aziende associate). “Questo è un settore – dice – che, nell’ossatura dell’economia italiana, esprime delle performance eccezionali in termini di fatturato e occupazione. Abbiamo l’oro nelle mani, ma non tutti se ne accorgono. Per questo va salvaguardato e valorizzato nel modo giusto”. “Solo chi saprà – aggiunge – fare i giusti investimenti, aprirsi a sane logiche di networking, stando sempre con un piede in avanti, rimarrà nel mercato”.  E ai giovani dice: “Il comparto ha bisogno di loro. Necessario un ricambio generazionale.

In Italia cresce la domanda di autoriparazione. Innanzitutto quali sono i fattori che motivano e spingono questo trend positivo?

Partiamo da un dato di contesto. Il nostro Paese ha il parco circolante più vecchio d’Europa. Il 50 per cento delle nostre auto ha, infatti, più di 10 anni di anzianità. Questo motiva la necessità, sempre più frequente, di interventi di riparazione e manutenzione.

Quali sono le famiglie di prodotto che maggiormente trainano questo andamento all’insegna della crescita?

Nell’analisi dei dati, sulle singole famiglie di prodotto, il nostro ultimo studio che abbiamo condotto sul settore, fotografa una crescita a doppia cifra (+13,4%) per i componenti di carrozzeria e abitacolo, che recuperano rispetto alla flessione a due cifre (-18,4%) del 2014. Segno positivo anche per i componenti motore (+9,4%), i componenti undercar (+4,6%), e i materiali di consumo (+2,5%). L’unica categoria in flessione riguarda i componenti elettrici ed elettronici (-7,4%) che già risultavano in calo del 23,5 per cento durante il 2014. Un andamento, questo, motivato da un fattore prettamente stagionale, non essendo stati gli ultimi inverni  particolarmente freddi.

 

L’auto è sempre più un concentrato di tecnologia nelle sue componenti. Il tutto implica interventi di manutenzione maggiormente complessi. Quale sarà la sfida su cui deve misurarsi l’attuale universo delle officine per non restare fuori dal mercato?

L’invito che mi sento di rivolgere, non solo agli autoriparatori ma a tutti i professionisti della filiera aftermarket, è quello di guardare al futuro con maggiore coraggio ed ambizione. Oggi, l’importante è non rimanere fermi. Ma essere dinamici, stare sempre con un piede in avanti. Le auto, nelle loro forme future di mobilità, saranno ancora indispensabili per i nostri spostamenti. E, in questa visione prospettica, il mondo delle officine, nella fattispecie, che già genera una significativa redditività, non può restare statico. La domanda va stimolata.

 

In che modo?

Bisogna essere curiosi. Avere sempre gli occhi aperti e non perdere mai la voglia di scoprire nuovi terreni, curando, ad esempio, il lato estetico dell’officina sulla scia dei modelli oltreconfine, dove l’habitat di lavoro, adibito alla riparazione delle auto, non è più, come dire, “nudo e crudo”. Ma assume un’immagine diversa, con un impatto visivo più d’appeal, in grado di accogliere in maniera adeguata il cliente di turno. E, così, fidelizzarlo, unitamente ad un efficiente service di customer care.

In questo scenario odierno e prospettico, un fattore di cui devono tener conto gli autoriparatori è la manutenzione predittiva. Lo ritiene essenziale per affinare le attività di manutenzione?

Certamente. E’ un altro aspetto fondamentale per generare oggi competitività e rimanere all’interno del mercato. Prevenire un possibile danno ad un componente dell’auto, è senza dubbio un’innovazione di grande impatto e utilità, che l’autoriparatore deve essere in grado di fornire ai propri clienti.

Necessaria, quindi, risulta la formazione…

Assolutamente sì. Senza di essa non si va da nessuna parte. L’aggiornamento, in un mercato in cui l’auto sempre di più fa rima con l’innovazione, risulta prioritario per affinare il proprio background professionale. La formazione va vista come un importante investimento. Bisogna avere la capacità di puntare su di essa, così da migliorare le proprie competenze.

Dopo la Pubblica Amministrazione, l’aftermarket è in Italia il secondo datore di lavoro. Sempre in tema di investimenti, può essere una chance occupazionale per i nostri giovani?

Per esattezza, la filiera automotive nel suo insieme, aftermarket compreso, dà lavoro a 1 milione e 200 mila persone. Un potenziale enorme, espresso nei molteplici comparti della filiera. Il comparto dell’aftermarket, in Italia, a listino delle case automobilistiche, ha un giro d’affari di ben 15 miliardi di euro circa. Non è possibile non tenerne conto. A volte, dico che abbiamo l’oro nelle mani, ma non tutti se ne accorgono. Per questo  il comparto va salvaguardato e valorizzato maggiormente. E lo si può fare proprio con i giovani. Sono la migliore risorsa su cui far leva, perché già guardano e pensano con una mentalità innovativa.

A suo avviso che proiezioni si sente di fare per l’aftermarket automotive? Su quali aspetti bisognerebbe puntare e investire per dare sempre più forza e competitività al comparto nazionale che esprime performance davvero esaltanti?

Nel prossimo quinquennio prevedo un andamento ancora positivo. Ma, parallelamente, ci sarà una selezione naturale. Nel mercato rimarranno sempre meno attori a contendersi il business. Saranno quelli che avranno avuto la capacità di investire, di guardare al futuro anticipando le tendenze, di uscire dal guscio, aprendosi a sane logiche di networking in grado di dare un vero valore aggiunto.

 

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