Interviste

Come rigenerare un turbocompressore: i consigli al ricambista

DI STEFANO BELFIORE

“La qualità di un rigenerato è oggi accettabile se realizzato da un’azienda specializzata. Ma può essere di bassissimo livello se concepito da aziende non specializzate e soprattutto non equipaggiate con sofisticate strumentazioni per bilanciature, tarature e flussaggi”. Parola di Stefano Gallo Perozzi (nella foto) che sul mondo dei turbocompressori ha una grande conoscenza ed esperienza. Alla guida della Saito Srl, company marchigiana operante da più di 20 anni nell’aftermarket dei turbo (distribuisce turbocompressori e parti di ricambio prodotti dalla Mitsubishi Heavy Industries), l’imprenditore spiega come il turbo rigenerato non presenti nessun plus rispetto ad un nuovo se non per il prezzo. Ma precisa: “Nel mondo dei ricambi però la situazione è diversa e molto spesso s’incorre nella richiesta di garanzia dovuta al fatto che troppo spesso vengono sostituiti i turbocompressori senza aver effettuato una corretta diagnosi della rottura primaria e quindi senza esser stati capaci di eliminare la problematica che ha indotto la rottura del turbo originale”.  Da qui, la necessità di rigeneare in modo consono e appropriato. Che tradotto vuol dire: “impegnarsi – precisa -  al massimo nelle bilanciature e nelle tarature. Ma anche sostituire tutti gli organi in movimento e non solo quelli che risultano danneggiati. E’ ovvio che una simile scelta porta a un minor guadagno ma aumenta moltissimo la garanzia sul prodotto”.

 

Perchè un ricambista dovrebbe scegliere un turbocompressore rigenerato rispetto ad uno originale?

Personalmente, pur fiducioso nel nostro processo di rigenerazione, suggerirei ad un ricambista di trattare turbo nuovi originali. La differenza è sempre notevole ma è anche da sottolineare che comunque nella maggior parte dei casi la rottura di un turbo avviene non per sue problematiche ma per variate condizioni d’utilizzo dovute ad anomalie o malfunzionamenti di altri organi motore legati nella maggior parte dei casi alla riduzione delle emissioni di gas. L’acquisto di turbo rigenerati comunque non può esser legato solo alla parola che li identifica, bensì a chi li produce. Realizzare turbo rigenerati di bassa qualità o elevata qualità viene comunque identificato con la semplice parola ‘rigenerato’ ma le differenze possono essere enormi e quindi si rende necessario valutare l’azienda che li produce ed i macchinari che vengono utilizzati. Il prezzo alletta molte persone ma nel caso dei turbo non può essere considerata la voce primaria che porta all’acquisto perché il turbo è l’organo tecnico maggiormente sollecitato in un motore e la sola differenza di una taratura, piuttosto che la consistenza del materiale, ne possono decretare una rapida fine oppure no.

 

Quali sono i plus e i vantaggi di un turbocompressore rigenerato?

Il turbo rigenerato non ha alcun tipo di plus rispetto ad uno nuovo se non il prezzo. I turbo nuovi originali hanno subìto un miglioramento qualitativo dovuto all’evoluzione dei processi produttivi, alla continua ricerca e sviluppo di nuovi materiali e alla maggior conoscenza tecnica maturata dai 5 costruttori primari tanto da raggiungere livelli così elevati che ci permettono oggi di dichiarare che un turbo nuovo originale non si rompe. Nel mondo dei ricambi però la situazione è diversa e molto spesso s’incorre nella richiesta di garanzia dovuta al fatto che troppo spesso vengono sostituiti i turbocompressori senza aver effettuato una corretta diagnosi della rottura primaria e quindi senza esser stati capaci di eliminare la problematica che ha indotto la rottura del turbo originale. La qualità di un rigenerato è oggi accettabile se realizzato da un’azienda specializzata ma può esser di bassissimo livello se realizzato da aziende non specializzate e soprattutto non equipaggiate con sofisticate strumentazioni per bilanciature, tarature e flussaggi.

 

 

Per rafforzare sempre più la cultura del rigenerato nell’universo dei ricambisti, a suo avviso cosa serve?

La prima cosa a cui penso è la passione. Rigenerare turbo con concetti troppo legati al commercio porta di sicuro verso una strada sbagliata perché troppo facilmente si punta al compromesso fra costi e riparazioni. Rigenerare in modo appropriato un turbo significa impegnarsi al massimo nelle bilanciature e nelle tarature ma significa anche sostituire tutti gli organi in movimento e non solo quelli che risultano danneggiati. E’ ovvio che una simile scelta porta a un minor guadagno ma aumenta moltissimo la garanzia sul prodotto. Nel mondo dei turbo il prezzo più basso non è simbolo d’efficienza ma spesso di compromesso. Il rigenerato richiede molta esperienza e quindi il mio consiglio è di affidarsi ad aziende che rigenerano molti turbo avendo modo di migliorare velocemente la propria conoscenza relativa ad ogni singola applicazione. Una valida protezione per il ricambista è l’utilizzo delle estensioni di garanzia fornite sotto nomi diversi da varie aziende del settore. Con queste assicurazioni il ricambista si solleva dall’ambito tecnico mantenendo con il proprio cliente solo il rapporto formale e commerciale. Anche in questo caso è necessario scegliere aziende serie perché non tutti rispettano i concetti di base delle assicurazioni offerte.

 

In Italia il settore della rigenerazione di turbocompressori sta interessando sempre più auto e veicoli commerciali. Che previsioni si sente di immaginare?

Per i motori diesel la rigenerazione sta assumendo aspetti di tutto riguardo purtroppo però non tutti dichiarano con chiarezza la differenza fra i prodotti gestiti e gli originali. Anzi sono oggi presenti sul mercato vere e proprie ‘bufale’ legate a dichiarazioni d’origine del prodotto non vere e a omissioni circa la tipologia dei materiali o dei processi di base utilizzati per produrre i componenti necessari per la rigenerazione. Un classico specchio della nostra civiltà che ovviamente coinvolge anche il mondo del turbo. Sembra assurdo e qualcuno può pensare non sia vero ma la linea di produzione del solo alberino/turbina del turbo Mitsubishi per applicazione motore Peugeot DV6 1.6 litri turbo diesel è lunga circa 100 metri mentre quella di un alberino non originale non raggiunge i 5. Così espresso è un dato buffo ma al suo interno racchiude tutta la filosofia legata alla differenza di un prodotto che a livello estetico sembra uguale. Per i motori a benzina è ancora presto formulare ipotesi perché la tipologia delle rotture sarà assai diversa. Nei diesel è quasi sempre legata a malfunzionamenti degli organi di gestione delle emissioni quali unità di sfiato, sensore massa aria, EGR, FAP o catalizzatore il tutto poi relazionato al tipo d’utilizzo. Rompe prima chi fa un uso limitato della vettura non consentendo al sistema di scarico di rigenerarsi. Nei benzina il problema più grosso sarà legato alle temperature dei gas di scarico, al malfunzionamento del lettore mass aria ed alla rottura del catalizzatore mentre sarà assai meno influente il tipo d’utilizzo della vettura. In entrambi i casi giungerà presto alla rottura chi seguirà in modo poco accorto il piano tagliandi e manutenzioni. Oggi si percepisce un leggero ritorno al nuovo originale dovuto alla riduzione dei prezzi applicati dalle case ed alla scarsa qualità di molti rigenerati che ne ha un po’ infangato l’immagine

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