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Componentistica automotive: un gigante da 38 miliardi di euro

DI STEFANO BELFIORE

Quasi 2mila imprese, 136mila addetti e un fatturato che raggiunge i 38,8 miliardi di euro. Sono i numeri che ritraggono la forza della componentistica automotive italiana. Martedì scorso a Torino la presentazione dell’ultimo rapporto annuale (355 questionari compilati on line nella primavera del 2016 direttamente dalle aziende della componentistica automotive italiana e analisi di 1.956 bilanci di società di capitali da cui sono stati estratti ricavi e addetti) elaborato dalla Camera di commercio di Torino, Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Cami (Center for Automotive & Mobility Innovation), Università Ca’ Foscari di Venezia e Camera di commercio di Modena.

 

 

 

Una crescita inarrestabile

Il settore italiano che produce e fornisce componenti auto accelera nel 2015, in termini di business, del 5,9 per cento rispetto al 2014. Con oltre 15 miliardi di fatturato e un aumento del 6,6 per cento, il Piemonte conferma la sua leadership nel comparto nazionale. Così come evidenzia Vincenzo llotte, presidente dell’Ente camerale torinese. “A guidare lo sviluppo è il Piemonte, motor valley d’Italia, che da solo ospita oltre il 36 per cento delle aziende e genera il 39 per cento del fatturato, grazie soprattutto a strategie di export e innovazione”Giuseppe Barile, presidente del Gruppo Componenti di Anfia, valuta positivamente il trend che respira in generale il comparto della componentistica italiana: tra i settori più vivaci della nostra filiera automotive “che ha raggiunto – evidenzia - e superato i livelli di fatturato pre-crisi, dopo anni di buona tenuta nonostante la contrazione del mercato nazionale dell’auto dal 2008 al 2013 e livelli di produzione di autovetture scesi sotto la soglia critica delle 400.000 unità all’anno”.

 

 

Dipendenza da FCA

Nonostante tutto, si fa sentire la dipendenza da Fiat Chrysler Automobiles.  Nello scorso anno, il 79 per cento dei componentisti italiani ha dichiarato di avere il gruppo FCA nel proprio portafoglio clienti a fronte del 60 per cento del 2014.

 

 

Il network come sfida del futuro

Relazioni  e partnership strategiche è il sentiero su cui deve ora correre il comparto. Ne è convinto  Francesco Zirpoli, direttore Scientifico del Centro CamiI - Università Ca’ Foscari di Venezia: “Lo sviluppo di relazioni inter-organizzative finalizzate alla creazione di nuove reti tra imprese risulta essere un fattore chiave per accelerare i processi di innovazione e di internazionalizzazione. Ciò grazie, rispettivamente, all’accesso a conoscenze complementari e alla possibilità di fare leva sul ‘capitale sociale’ di quelle imprese che hanno già in essere relazioni commerciali internazionali. La sfida, quindi, oltre che essere tecnologica è soprattutto di natura organizzativa e strategica”.

 

 

 

 

 

 

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